La dolce e confortante gioia di evangelizzare

Continua la presentazione di “Evengelii gaudium”

Gesù è “il primo e il più grande evangelizzatore” (EN 7) afferma san Paolo VI e non possiamo che accogliere questa verità, cioè che il primato è sempre di Dio: “In tutta la vita della Chiesa si deve sempre manifestare che l’iniziativa è di Dio che è lui che ha amato noi per primo (1Gv 4, 10) e che è Dio solo che fa crescere (1Cor 3, 7)” (EG 12).

Papa Francesco ci invita a fare memoria grata e riconoscere la novità nella storia viva, come nel libro del Deuteronomio nell’Antico Testamento e l’Eucaristia nel Nuovo Testamento che ci introduce sempre di più nella Pasqua: “Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi, fate questo in memoria di me” (Lc 22, 19). Questa memoria è aiutata e supportata da una moltitudine di testimoni che, come credenti, illuminano di fede, speranza e carità il cammino della Chiesa: “Il credente è fondamentalmente uno che fa memoria” (EG 13).

A questo punto vengono indicati tre ambiti per una nuova evangelizzazione: il primo è la pastorale ordinaria, “animata dal fuoco dello Spirito, per incendiare i cuori dei fedeli che regolarmente frequentano la Comunità e che si riuniscono nel giorno del Signore per nutristi della sua Parola e del Pane di vita eterna” (Benedetto XVI, Omelia ad Aparecida, 13 maggio 2007); il secondo è quello delle persone battezzate che però non vivono le esigenze del battesimo, cioè hanno perso la gioia della fede; il terzo, infine è “la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato” (EG 14). Papa Francesco ricorda, riprendendo un’espressione del suo predecessore, che “la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione”.

San Giovanni Paolo II in Redemtoris missio (RM 34, 40 e 86) ci ricordava di non perdere mai la tensione per l0annuncio ai lontani da Cristo perché è compito primo della Chiesa, la sua massima sfida: “l’azione missionaria è il paradigma di ogni opera della Chiesa” (EG 15); è necessario passare “da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria” (Documento di Aparecida, 31 maggio 2007, 548).

L’introduzione si conclude con il paragrafo “Proposta e limiti di questa Esortazione” in cui Papa Francesco delinea i contenuti successivi, sottolineando che egli non vuole “offrire un trattato, ma solo mostrare l’importante incidenza pratica di questi argomenti nel compito attuale della Chiesa” (EG 18).