La gioia del Vangelo è l’annuncio nel mondo attuale

Papa Francesco - Evangelii gaudium

Proseguiamo la presentazione di “Evangelii gaudium”

Il Vangelo è un vero e proprio “fiume di gioia” se pensiamo a Maria, Elisabetta, Giovanni, allo stesso Gesù, ai discepoli negli Atti, all’eunuco che riceve il battesimo… “Perché non entrare anche noi in questo fiume di gioia?” (EG 5). Ma ci sono alcuni cristiani che vivono “uno stile di Quaresima senza la Pasqua” (EG 6): la gioia cristiana, la gioia del Vangelo è una gioia che si adatta, si trasforma nelle varie tappe della vita, a volte diventa un semplice spiraglio di luce che dona la “certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto” (EG 6).

La tentazione è sempre dietro l’angolo e si nasconde in scuse, recriminazioni per gioie artificiali che assomigliano a piaceri mondani. Le gioie più belle, invece, “che ho visto nel corso della mia vita sono quelle di persone molto povere che hanno poco a cui aggrapparsi” (EG 7) e che conservano un cuore credente, generoso e semplice in mezzo a tutto. “Non mi stancherà di ripetere quelle parole di Benedetto XVI che ci conducono al centro del Vangelo: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva» (Benedetto XVI, Deus caritas est, 1)”.Solo grazie a quest’incontro – o reincontro – con l’amore di Dio, che si tramuta in felice amicizia, siamo riscattati dalla nostra coscienza isolata e dall’autoreferenzialità” (EG 8).

Nel paragrafo intitolato La dolce e confortante gioia di evangelizzare Papa Francesco continua: “Il bene tende sempre a comunicarsi” facendo sì che opera una profonda liberazione e, insieme, rende più sensibili alle necessità altrui (EG 9). E qui il Papa cita il Documento di Aparecida dei Vescovi Latino-Americani e dei Caraibi del 2007: “La vita cresce e matura nella misura in cui la doniamo per la vita degli altri. La missione, alla fin fine, è questo”. Ma anche San Paolo VI è un punto di riferimento importante: “(Recuperiamo) la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime (…). Possa il mondo del nostro tempo – che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza – ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo la cui vita irradii fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo” (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 80).

La Chiesa non finisce mai di stupirsi per “la profondità della ricchezza,della sapienza e della conoscenza di Dio” (Rm 11, 33). Gesù rinnova con la sua novità la nostra vita e la nostra comunità: occorre tornare alle fonti per scoprire quali nuove strade percorrere (EG 11).

(continua) don Alessandro