Parrocchia di Magnago

San Michele Arcangelo in Magnago: l’ampliamento del 1852

Acquistato, il 27 ottobre 1847, il terreno per l’ampliamento della chiesa potevano iniziare i lavori, ma la difficoltà nel reperire fondi e la morte del parroco Pietro Robecchi, avvenuta l’8 febbraio 1847, fermò tutto. Nella primavera dello stesso anno fu designato parroco di Magnago don Domenico Stabilini, il quale si dimostrò subito una persona attiva e determinata.

Preso possesso della parrocchia la trovò povera, con i lavori per il restauro della chiesa fermi. Don Stabilini decise di riprendere i lavori di ampliamento, e il 30 settembre 1847 scrisse all’Arcivescovo: “Questa Chiesa Parrocchiale di Magnago già da molti anni divenne insufficiente a contenere la popolazione; sì perché affollate la sacrestia e le parti laterali dell’altar maggiore, viene causato non poco disturbo alle liturgiche cerimonie, e gran parte de Parrocchiani devono rimanere al di fuori sulla pubblica piazza…”. Il parroco spiega che i parrocchiani avevano fino allora speso una somma di 17.000 lire, e, per consentire il proseguimento dei lavori, chiedeva il condono di alcuni legati.

L’abside vista dal sottotetto con la data dell’ampliamento

Nel 1849 si valutò di costruire una nuova sacrestia, ma addossati alla chiesa vi erano dei locali di proprietà privata. Nell’archivio parrocchiale c’è la copia di un atto notarile, datato 23 maggio 1849, secondo il quale la signora Ripamonti Marietta: “Cede in proprietà alla Fabbriceria della chiesa parrocchiale di Magnago due locali a pianterreno, per permettere l’ampliamento della Chiesa. (…) Si obbliga il M.to R.do Parroco di Magnago Domenico Stabilini a far costruire entro il prossimo anno 1850 sotto la nuova sacristia, una cantina di assoluta proprietà della Sig.ra Ripamonti”.

La nuova sacristia fu costruita dove oggi si trova l’organo; la cantina sotto la cappella di Sant’Antonio. Nel 1933, il Cardinale Schuster durante la sua prima visita pastorale, nel suo resoconto scriveva: “l’altare di Santa Teresina (oggi di Sant’Antonio) resta interdetto sino a quando sotto l’altare i Sigg.  M…  vi avranno la loro cantina.”  Solo nel 1966 la cantina fu donata alla chiesa, e chiusa con muro.

Il 18 febbraio 1852 la Fabbriceria e il Comune di Magnago decisero di aprire un viottolo d’accesso tra la chiesa e la Piazza d’Armi.

Nel frattempo il parroco Stabilini, ottenuta la dispensa dei legati dall’Arcivescovo, riprese l’ampliamento della chiesa. I lavori terminarono nell’anno 1852, con una spesa di oltre 27.000 lire. Il progettista e direttore dei lavori fu l’Ing. Gaetano Borgomaneri, che il 16 settembre 1857 fu “liquidato” dal parroco in ragione di “austriache lire novantatrè e centesimi sessanta”.

L’ampliamento della chiesa avvenne solamente verso la parte absidale. Dopo l’ampliamento don Stabilini fece spostare l’altare maggiore nella nuova abside, e il 16 ottobre 1852 saldò i “marmorini Comolli e Brusa pel trasporto, posizione in opera, indoratura etc. dell’altar Maggiore”. Decise inoltre di arricchire l’altare, facendo aggiungere il ciborio (tronino), vale a dire la parte superiore dell’altare. Il 18 dicembre 1852 Luigi Peroni ricevette 1 lira, 17 soldi, 6 denari, “per aver condotto a casa il tronino di marmo dell’altar Maggiore e gli angioli”.

Negli anni successivi il parroco Stabilini procedette a un generale rinnovo degli arredi della chiesa. Nel 1852, sostituì l’arredamento della sacrestia: “Armadio, Tavolone, Cardenza con due gradini”; a luglio 1853 mise in opera la Cantoria e la cassa dell’organo, da porsi sulla porta della chiesa, il tutto al prezzo di “milanesi lire 1775”.

A marzo del 1852 il vetraio Chierichetti di Busto Arsizio, fornì vetri colorati “lisci e lavorati”. A novembre fu pagato lo stuccatore Negri, “per aver fatti numero 8 capitelli d’ordine Barocco ed aggiustati gli altri esistenti in chiesa”. Sempre nel 1852 don Stabilini fece costruire “due Portalampada a tre lampade ciascuno, di rame dorato a mordente” da collocare sul presbiterio; poi ordinò altre “quattro lampade mezzane simili”, per le due cappelle laterali. Nel 1853, fece “Inargentare di nuovo: 4 Busti, 6 Candelieri a tre angoli, 4 Urne”; sono i Busti, i Candelieri, ed i Reliquiari che vengono collocati sull’altare maggiore. Inoltre fece “ingrossare” l’organo della chiesa, dall’organaro Costantino Prestinari.

Il parroco Domenico Stabilini moriva il 25 agosto 1862, dopo 15 anni di parrocchia. Nel cimitero è posta una lapide che lo ricorda: “Nell’unanime compianto de’ suoi popolani”.

Fine 1800 – Non ci sono ancora le statue sul timpano e nelle nicchie della facciata

Non esistono disegni della chiesa del 1852. Il parroco Domenico Belloni, nel 1878, ci fornisce una breve descrizione: “Il formato della Chiesa è in armonia colle regole d’architettura. Presenta la forma d’una croce greca. Ha tre altari; due di marmo variegato, ed uno a stucco ben lavorato. La sua volta è pitturata, ma nulla si ha di pregevole; come pure i quadri che l’adornano. Istessamente dicasi dé suoi pulpiti, che sono di noce comune tirati a lucido”.

Nel 1873 il parroco Belloni fece dipingere un quadro raffigurante Sant’Eurosia, poi posto nella cappella a lei dedicata. Nel 1894 si sostituì il castello in legno delle campane; il parroco lo fece costruire da una ditta qualificata, che nello stesso anno lo rifece, in ferro e ghisa. Il 19 luglio 1899 la ditta Pruvini, di Milano, consegnò al parroco Portaluppi “un San Pietro e un San Paolo alti mt. 2 in cemento”, che furono collocati sul timpano. Nello stesso periodo furono posate, nelle due nicchie sulla facciata, le statue raffiguranti San Giuseppe e Sant’Ambrogio.

…(3-continua)