Russia e Ucraina: una speranza possibile?

Rosario per la pace in piazza a Varsavia

“La guerra è una pazzia”: così interviene Giovanna Parravicini, Consultore del Pontificio Consiglio per la Cultura, residente da oltre trent’anni a Mosca, ospite il 7 marzo a TV2000 nella trasmissione SOUL (per vedere l’incontro). Dalla Russia tante altre voci si alzano, di artisti famosi, del primo ballerino del Bolshoi, del più grande regista russo, di 150 scienziati, di scrittori e campioni russi dello sport, per manifestare il loro dissenso dalla guerra.

C’è speranza di fronte a tanto sangue versato, a tanto dolore, a tante lacrime?

Le immagini e le notizie trasmesse dalla televisione e dai social, dell’aggressione all’Ucraina, sono incredibili, perché Russia e Ucraina sono due popolazioni legate da vincoli fraterni: Kiev è stata la culla del battesimo di popolazioni che sono profondamente unite. Certo nel corso della storia hanno sviluppato una propria identità e una relativa distanza, ma il popolo russo sente di non volere la guerra, dice che questa è la guerra di Putin.

Non ci addentriamo nelle ragioni geopolitiche, finanziarie e commerciali: abbiamo molte notizie e spiegazioni da tante parti, complesse e spesso incomplete. Ci interessa invece capire qual è il nostro compito, come possiamo contribuire alla pace.

Monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo cattolico metropolita della Chiesa della Madre di Dio a Mosca, intervistato nel corso della trasmissione “Suonate le campane” (per vedere l’incontro), indica le parole e l’iniziativa del Papa di andare all’Ambasciata russa, come un appello a guardare oltre, a non rassegnarsi.

Mons. Pezzi ha affermato: “Non è vero che non possiamo fare nulla. Possiamo fare moltissimo: possiamo vivere con responsabilità offrendo a Dio quello che dobbiamo fare, nel posto dove siamo. In secondo luogo la preghiera. Per noi cristiani la preghiera è l’inizio, il contenuto e la fine di ogni azione: il problema è crederci, avere la fede, cioè non mettere fuori gioco Dio.”

Ecco: abbiamo il compito di testimoniare che la speranza è reale, che Dio è presente in mezzo a noi e che se noi apriamo a Lui i nostri cuori, possiamo essere una fiammella, pur piccola, ma che rischiara la notte. Per questo a Magnago i cristiani si sono interessati alla presenza in paese di persone ucraine, e si sono uniti a loro nella preghiera. Per questo molti si sono impegnati a offrire vestiti, alimenti e medicinali da portare in Ucraina e ad aprire le proprie case all’accoglienza dei profughi. Per questo le scuole di Magnano hanno deciso di accogliere i bambini ucraini. Per questo molti pregano per le vittime della guerra, ma anche per i soldati russi e i politici di entrambe le parti, perché il Signore cambi i nostri cuori e conceda il dono della pace: l’ultima parola sia la misericordia.