Centro Culturale

La cultura della vita: Santa Gianna Beretta Molla

Il 28 aprile scorso abbiamo festeggiato il 60° anniversario della morte di santa Gianna, madre di famiglia, che ha dato la vita perché la bambina che portava in grembo potesse vivere.

Nata a Magenta il 4 ottobre 1922, penultima di otto figli, si laurea in Medicina nel 1949 e si specializza in pediatria nel 1952.  Educata dai genitori, ferventi cattolici, frequenta la chiesa, partecipa come responsabile all’Azione Cattolica e si accosta assiduamente all’Eucaristia. Concepisce la professione di medico come servizio a tutti: “Chi tocca il corpo di un paziente, tocca il corpo di Cristo. … La nostra missione non è finita quando le medicine più non servono. C’è l’anima da portare a Dio …”

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La bellezza riaccende il cuore

In questa primavera che ci regala i fiori bianchi dei ciliegi e quelli rosati delle magnolie e gli arbusti gialli e radiosi delle forsizie, il cuore si apre a un sentimento assopito nel lungo inverno: dunque è possibile! La vita rinasce, fa da sé, non abbiamo fatto nulla per meritare tanta bellezza!

Nello stesso tempo, con le immagini negli occhi della distruzione operata dalle bombe e la ragione attonita di fronte ai morti lasciati per strada, ci chiediamo come si fa a continuare a sperare.

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Russia e Ucraina: una speranza possibile?

Rosario per la pace in piazza a Varsavia

“La guerra è una pazzia”: così interviene Giovanna Parravicini, Consultore del Pontificio Consiglio per la Cultura, residente da oltre trent’anni a Mosca, ospite il 7 marzo a TV2000 nella trasmissione SOUL (per vedere l’incontro). Dalla Russia tante altre voci si alzano, di artisti famosi, del primo ballerino del Bolshoi, del più grande regista russo, di 150 scienziati, di scrittori e campioni russi dello sport, per manifestare il loro dissenso dalla guerra.

C’è speranza di fronte a tanto sangue versato, a tanto dolore, a tante lacrime?

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La carità per l’edificazione di un popolo

Non è scontato che un uomo risponda al grido di aiuto di un altro uomo: la parabola del buon samaritano racconta come un poveretto, derubato e picchiato, abbia dovuto aspettare molto, prima che un passante si piegasse su di lui per soccorrerlo. Ci sono molte ragioni che “giustificano” un aiuto negato, ma sicuramente l’incontro con una umanità diversa, capace di caricarsi del bisogno dell’altro, risveglia il desiderio di bene che ciascuno porta nel cuore.

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Le lenzuola di don Checchi

È per un debito di riconoscenza e gratitudine che guardiamo alle persone del passato che hanno testimoniato come la vita vissuta in Cristo, pur nelle difficoltà, è buona e ricca di bellezza. Don Francesco Checchi è una di queste persone.

Nato a Gallarate il 24 settembre 1875 e consacrato sacerdote l’8 maggio 1899, don Francesco Checchi diventa parroco di Magnago nel 1913 fino al 1957. Sono anni in cui comincia la trasformazione del lavoro agricolo con l’uso di macchine e nascono le prime fabbriche: la Chiesa si coinvolge, accompagnando le persone con fede e intelligenza a promuovere la cultura della solidarietà e della fraternità. Nascono così, in molti paesi della nostra zona, le leghe cooperative, le casse rurali, le società di mutuo soccorso, le scuole e gli asili. In particolare a Magnago don Checchi fonda la società di Mutuo Soccorso che acquista merci e prodotti per l’agricoltura a buon prezzo, ottiene lotti di terreno e case popolari da affittare ai soci, promuove una educazione morale e intellettuale.

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Una ricchezza, non mia, inestinguibile

Giovedì 25 novembre è stato con noi padre Alberto Caccaro, invitato dal Centro Culturale “Don F. Checchi”. Nato a Somma L., è ordinato sacerdote del PIME nel 1995 ed inviato in Cambogia nel 2001 dove, ad esclusione di un periodo nel quale è stato direttore del PIME a Milano, svolge ancora oggi la sua attività. Padre Alberto ha scritto vari libri tra cui l’ultimo: ‘Una ricchezza, non mia, inestinguibile’ (2021) dà il titolo alla serata.

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