Le cure palliative
I tentativi di lenire il dolore fisico hanno fatto nei secoli un lungo cammino: dalla mandragora all’oppio, alla coca, all’etere e al cloroformio, fino alla morfina. Tuttavia nel trattamento di malattie incurabili, la terapia del dolore non basta. In tante persone, malate e anche sane, nasce un sentimento di impotenza tale da far desiderare la morte per porre fine a sofferenze sia fisiche che spirituali. Si invoca la libertà di decidere quando morire, si parla di dignità del vivere e di condizioni che lo rendono impossibile, si fanno manifestazioni affinché sia approvata una legge per il suicidio assistito.
La vita e le opere di Cicely Saunders, la fondatrice delle cure palliative e degli Hospice, è illuminante. Nata a Londra nel 1918, durante la seconda guerra mondiale opera come infermiera al fronte. Dopo tanto sangue e dolore, si converte e aderisce alla chiesa anglicana. Nel 1947 lavora al St. Thomas’s Hospital, ma poi conosce la St. Luke, una casa di accoglienza per persone in fin di vita. Diversamente dall’ospedale, alla St. Luke il dolore viene eliminato con analgesici, ma Cicely Saunders, che intanto conosce e si innamora di David Tasma, un paziente terminale, comprende e approfondisce i bisogni veri dei malati. Nasce in lei l’idea di costruire un hospice, ma sapendo che da infermiera non ha la necessaria attenzione dei medici, si iscrive a Medicina e si laurea nel 1957. Dieci anni dopo viene inaugurato il suo ospedale, il St. Christopher’s Hospice, dove la persona ammalata, credente o non credente, è liberata con i farmaci dal dolore, ma dentro un ambiente ricco di calore umano e di comprensione psicologica, che assiste anche le loro famiglie.
L’11 febbraio del 2024, XXXII Giornata Mondiale del Malato, Papa Francesco ha detto: “Non è bene che l’uomo sia solo. (…) La prima cura di cui abbiamo bisogno nella malattia è la vicinanza piena di compassione e di tenerezza. (…) La vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata”. Innumerevoli sono le persone malate che attraverso la vicinanza di amici e di operatori sanitari riprendono ad aver cura di sé, ritrovano il desiderio di avvicinarsi a Dio e di sperare nella Sua misericordia.
Dal 2020 i Quadratini, un’associazione di persone malate e dei loro familiari, si collegano on line alla Santa Messa celebrata da don Eugenio Nembrini e poi si conoscono attraverso le loro storie, testimoniando la loro sofferenza, ma anche una fede piena di letizia. A volte si dice che la salute è la cosa più importante, ma c’è qualcosa che la supera. Così scriveva al marito la nostra amica Costanza pochi mesi prima di morire, a 57anni: “Il problema non è non morire, ma avere la vita eterna.”
La speranza è proprio fatta di volti lieti, non perché va tutto bene, ma perché fanno esperienza del Mistero che ripete a ogni persona: “Non abbiate paura, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.”
“Dignitas infinita” 15/3/2019 – Dicastero per la Dottrina della Fede: https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2024/04/08/0284/00588.html#i
Associazione Quadratini: https://www.quadratiniecarita.org/home-page
