Leone, la pecorella di Dio

Durante l’episodio delle stimmate di san Francesco (vedi articolo San Francesco, il Serafino e le stimmate di settembre 2026) con lui c’era anche frate Leone: nato nel 1195 e morto nel 1271, viene venerato come beato “vox populi”, cioè per la voce del popolo di Dio quindi il suo nome non è presente nel Martirologio Romano. La ricorrenza è il 14 novembre.

Non era uno dei compagni originali di Francesco, ma fu uno dei primi ad unirsi a lui dopo l’approvazione della prima Regola (1209/1210). Divenne poi segretario e confessore di Francesco e suo compagno costante dal 1220 fino alla morte del Santo. Condivideva i suoi pensieri spirituali e poteva osservare e sperimentare da vicino la santità di Francesco.

Dopo la visione del Serafino, Francesco scrive su un lato di una pergamena le Laudes Dei Altissimi e poi sull’altro lato una benedizione a frate Leone. Leone successivamente annoterà sulla stessa pergamena che Francesco aveva scritto le Laudes per rendere grazie al Signore per il beneficio ricevuto da Dio.

La benedizione dice «Che il Signore ti benedica e ti protegga, che ti mostri il suo volto e ti usi misericordia. Che ti guardi e ti dia pace. Che Dio ti benedica, frate Leone, che benedica te» e riprende un brano del libro dei Numeri (Nm 6, 24-26).

La firma di Francesco è un disegno: la croce a forma di Tau infissa nella bocca di Adamosul Golgota che secondo Origene era il luogo della sepoltura di Adamo (come abbiamo visto nell’articolo Le sofferenze e la gloria del giusto di aprile 2023).

Pare che Francesco voglia dire che lui stesso e Leone, discendenti da Adamo, sono partecipi della medesima salvezza. Il nome del destinatario è volutamente tagliato dal Tau: la benedizione finale «Dominus benedicat, frate Leo, te» difatti è stata aggiunta da Francesco dopo aver tracciato il disegno così il nome Leo abbraccia la croce. Leone ha poi aggiunto: «simili modo fecit istud signum Thau cum capite manu sua», cioè «Allo stesso modo disegnò di sua mano questo Tau e questa testa».

Francesco sceglie la croce nuda, perché preferisce meditare sulla generosità dell’atto d’amore divino che sui dolori patiti da Cristo. La tunica usata dai frati è a forma di Tau e Francesco contrassegna con questo segno le celle dei primi compagni, oltre ad usarla come firma (abbiamo parlato del segno Tau nell’articolo Il segno di Croce: il gesto che unisce di ottobre 2024).

È commovente pensare a frate Leone che ha conservato amorevolmente questa piccola pergamena, che misura 10×14 cm, per 47 anni, piegata in un sacchetto di cuoio vicino al proprio cuore. Viene chiamata Chartula fratri Leonis ed è conservata nella cappella di San Nicola della Basilica di San Francesco (chiesa inferiore). È stata restaurata dopo il terremoto del 1997. Francesco lo chiamava “Pecorella di Dio” per la sua tenerezza e semplicità e lo indicava come modello per gli altri frati: cerchiamo di imitare anche noi frate Leone e metterci al servizio degli altri con mitezza e umiltà nell’amore di Dio.