Categoria: Cultura, libri, icone

Contemplando la Croce

Una delle particolarità della Quaresima ambrosiana sono i venerdì aliturgici: non si celebra la Messa e non si distribuisce la comunione ai fedeli.

L’origine di questa tradizione è incerta, ma la Chiesa ambrosiana l’ha custodita e la osserva ancora oggi, per sottolineare il significato spirituale del Tempo di Quaresima. Questa assenza costringe a riflettere sulla morte di Gesù e sul suo supremo gesto d’amore in croce.

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Le tentazioni di Gesù nel deserto

Chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto (cfr. 1Gv 2,5)

Il periodo dell’anno liturgico ambrosiano Mistero della Pasqua inizia con il Tempo di Quaresima: un tempo penitenziale e di conversione. È incentrato su Cristo per cui non si festeggia alcuna festa se non le solennità di San Giuseppe e dell’Annunciazione.

Il colore liturgico dei giorni feriali può essere il morello o il nero; per i sabati e le domeniche è sempre il morello fino quando si inizia a usare il rosso al quinto sabato di Quaresima, detto in traditione symboli poiché ricorda l’antico rito della consegna del simbolo della fede ai catecumeni.

Questo Tempo inizia con la prima Domenica di Quaresima in cui si legge il brano delle Tentazioni di Gesù del Vangelo di Matteo (4,1-11).

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La gloria nascosta nella mangiatoia di Betlemme

Il 6 gennaio si celebra l’Epifania (=manifestazione) del Signore e ricordiamo la visita dei Magi a Betlemme: è la prima manifestazione gloriosa di Gesù, appena nato, a tutti i popoli del mondo rappresentati dai Magi. Fa ancora parte del Tempo del Natale che termina la domenica successiva all’Epifania, quando si ricorda il Battesimo del Signore nel Giordano (vedi Il Battesimo del Signore, gennaio 2023).

I brani del Vangelo delle domeniche seguenti riguardano altri episodi in cui Gesù si manifesta come Figlio di Dio quindi il periodo che inizia dopo il Battesimo e termina prima dell’inizio di Quaresima si chiama Tempo dopo l’Epifania e ci accompagnerà, dall’ambone della chiesa di Magnago, l’icona dell’Adorazione dei Magi che riprende il mosaico del monastero di Dafni, a 10km da Atene.

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Ecco, io sono il Signore, Dio di ogni essere vivente (Ger 32,27)

Dopo l’Avvento, inizia il tempo del Natale che è quindi al centro del periodo del Mistero dell’Incarnazione. Il tempo natalizio inizia la sera del 24 dicembre. I tre giorni successivi al Natale sono un prolungamento della festa difatti le memorie di Santo Stefano, di San Giovanni apostolo ed evangelista e dei Santi Innocenti Martiri vengono celebrate anche se cadono di domenica. A differenza del rito romano, il 1° gennaio non si ricorda la divina maternità di Maria perché l’abbiamo già celebrata nell’ultima domenica d’Avvento, si celebra invece l’ottava del Natale e la circoncisione del Signore.

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L’attesa del Signore con Giovanni Battista

Icona del 1300ca. prodotta a Costantinopoli (Istanbul) e conservata al British Museum

Il nostro parroco don Marco ha chiesto agli iconografi di Magnago di dipingere alcune icone da porre davanti all’ambone della chiesa di San Michele, in base al periodo liturgico.

L’anno liturgico ambrosiano racconta la storia della salvezza. È suddiviso in tre grandi periodi, cioè il Mistero dell’Incarnazione, il Mistero della Pasqua e il Mistero della Pentecoste. Ogni Mistero è diviso in tre Tempi e al centro dell’anno liturgico c’è il Triduo Pasquale.

Il Mistero dell’Incarnazione inizia con il tempo dell’Avvento: l’esistenza del periodo di Avvento è attestata già alla fine IV secolo. Nel VI secolo la durata dell’Avvento si stabilizza in sei settimane come la Quaresima in quanto periodo di carattere penitenziale di preparazione alla festa di Natale la cui solennità viene sempre più equiparata a quella della festa cristiana più importante, la Pasqua.

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Cantiamo insieme agli angeli

Cantare è proprio di chi ama. La voce di questo cantore è il fervore di un santo amore.

Sant’Agostino (Sermo 336,1)

In alcune raffigurazioni ci sono degli angeli che reggono un labaro (=vessillo con asta trasversa e drappo) con la parola Aghios indicata tre volte.

Aghios è la parola greca che significa Santo e deve essere scritta tre volte come nella Bibbia: [I serafini] «Proclamavano … “Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria”» (Is 6,3) e anche «I quattro esseri viventi … giorno e notte non cessano di ripetere: “Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!”» (Ap 4,8).

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Da Lei è sorto il sole di giustizia

All’inizio del VI secolo si è iniziato a celebrare la Natività di Maria a Gerusalemme. Nel corso del VI secolo la festa è stata introdotta a Costantinopoli e nel VII secolo a Roma, da Papa Sergio I.
L’8 settembre per i cristiani ortodossi inizia l’anno liturgico e insieme a loro anche noi, nello stesso giorno, contempliamo la nascita della Madre di Dio.

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Con un piede in Paradiso

La sofferenza non è fine a sé stessa

Un piccolo libro, appena 83 pagine per raccontare un’esperienza drammatica e le vicende e le riflessioni che da questa sono nate. Un libro da leggere e rileggere, non un romanzo e neppure un trattato filosofico, ma l’incontro con un uomo disarmato, dentro una lotta che coinvolge tutti.

L’autore è don Luca Montini, sacerdote della Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo. Nato nel 1988 a Lumezzane, nel bresciano, primo di cinque figli, amante dello sport, passa le estati a lavorare per aiutare i genitori. Si laurea in Filosofia ed entra in seminario. Viene ordinato sacerdote nel 2018. Dopo un anno di missione in Cile viene mandato in Kenya, incaricato di rimettere in sesto un piccolo ospedale a 30km da Nairobi, il Saint Joseph Hospital. Proprio mentre si dirige a Nairobi in moto, un pick-up gli taglia la strada: è a terra, è cosciente ma il piede destro penzola dalla gamba. Passeranno mesi di interventi chirurgici, di giorni e giorni steso in un letto, fino all’amputazione della gamba, fino al ginocchio.

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Estate tempo di vacanze…

Cosa non dimenticare di mettere nella valigia…

Un libro! … che aiuti a prendersi cura di sé, ma anche a saper leggere relazioni, eventi, crescere la capacità di dialogare con il mondo… ecco allora una bella proposta:

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Santa Marta, tra fede e leggenda

Andando a visitare la chiesa di Santa di Maria di Magnago e guardando l’altare di sinistra si può ammirare l’affresco risalente al primo quarto del XVI secolo dipinto da un anonimo pittore lombardo.

Accanto alla Madre di Dio in trono c’è raffigurata Santa Marta: la si riconosce facilmente perché c’è il nome in alto. Osservando il dipinto si nota che Marta tiene in mano un secchiello e una croce e che ai suoi piedi c’è qualcosa di particolare: si tratta di un mostro con in bocca un bambino.

Questa immagine deriva da una leggenda provenzale secondo cui Marta di Betania con la sorella Maria e il fratello Lazzaro, assieme ad altri discepoli di Gesù, raggiunsero la costa francese (nella zona della Camargue, a sud della Provenza) nel 48 d.C., per sfuggire alle persecuzioni in patria.

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