Notizie eterne per cuori iperconnessi

La sfida del vangelo oggi


Il Vangelo: la storia di un amore. Il Vangelo si annuncia a piccoli gesti; è la buona notizia che guarisce anche le nostre fatiche quotidiane; il Vangelo vissuto è il compagno di un cammino insieme agli altri, anche senza parole e soprattutto non “dalla cattedra”, attraverso pazienza, umiltà, mansuetudine e vicinanza a chi ci sta accanto. San Paolo scriveva: “Quando sono debole, è allora che sono forte”. Dio si serve di vasi di creta per mostrare che la forza viene da Lui, non da noi. Socialmente è evidente l’emergenza educativa e mai come oggi la nostra società ha bisogno di testimoni che propongano una Verità forte. C’è quella di Cristo e della Chiesa, rispetto alle tante che generano confusione, apatia, se non addirittura disperazione. È una missione impossibile educare? È tutta fatica sprecata? I cuori sembrano chiusi, le orecchie sorde, la parola “Dio” spesso suscita fastidio, ironia, o peggio, indifferenza.

Si parte da un incontro: l’incontro con Cristo. E più questo incontro è autentico, profondo, struggente, più diventa incontenibile il desiderio di condividerlo. C’è chi evangelizza col canto, chi con la parola, chi con il silenzio, chi col dolore offerto, chi semplicemente con un abbraccio dato nel nome di Gesù. Nessuna forma è più valida dell’altra. Il metro non è il risultato visibile, ma la fedeltà alla missione ricevuta. Oggi essere apostoli significa anche affrontare il rifiuto, la solitudine, l’ironia. Cristo non ci chiede di avere successo: ci chiede di essere fedeli. Ogni seme gettato nel Suo nome porterà frutto, anche se non lo vediamo subito. Si usa ciò che si ha: la voce, le mani, il cellulare. Gesù ha cominciato con dodici uomini semplici. E ha cambiato il mondo. Ma annunciare, proporsi, testimoniare non significa prendere un sistema predefinito di convinzioni religiose e di formulazioni dottrinali e di veicolarle nella suggestione del nuovo appeal mediatico. L’annuncio avvincente ed emotivamente penetrante per far arrivare alle persone dei contenuti già esistenti da trasmettere non è il linguaggio del Vangelo. Dal Cardinal Ravasi: “Abitare il digitale non significa fare propaganda, ma seminare interrogativi e dialogare in una “piazza virtuale” dove si incrociano credenti, non credenti e cercatori di senso. Evangelizzare non significa giudicare il mondo da una torre d’avorio, ma
ascoltare le domande della modernità. Evangelizzare è portare concretamente la Parola che cambia la vita. Interrogare i temi cristiani alla luce delle domande e degli interrogativi che gli esseri umani si pongono oggigiorno, significa mostrare che anche l’uomo “moderno” può dare alla sua vita la forma del Vangelo. L’annuncio della Parola oggi deve confrontarsi con le frontiere più affascinanti e complesse del mondo moderno. La fede cristiana è fondata sull’Incarnazione. Di conseguenza, l’evangelizzazione deve calarsi nella storia reale delle persone – tra le loro sofferenze, solitudini e fatiche quotidiane – e non decollare verso orizzonti puramente mistici o mitici. L’annuncio richiede un delicato equilibrio: fedeltà radicale al testo biblico e capacità di farlo risuonare nei contesti odierni. È il Maestro che dona sé stesso al discepolo; è Dio che insegna al discepolo un modo nuovo di godere delle cose lasciate.”