La Santità

di Antonio

Martirio di Sant’Eurosia

La parola Santità indica una condizione di purezza, perfezione spirituale e appartenenza o vicinanza a Dio. I Martiri sono Santi. La Chiesa, nella tradizione cristiana e cattolica, li onora e li venera come tali poiché il martirio è considerato la prova d’Amore più grande e la testimonianza suprema della Fede. Nella chiesa di Magnago, nella prima cappella a destra, si trova l’altare dedicato a Santa Eurosia. Sulla parete sinistra il dipinto raffigura la Santa cui è dedicato l’altare della chiesa dal 1753. Secondo la tradizione Santa Eurosia nacque nell’anno 864 dalla famiglia del duca di Boemia, il suo nome era Dobroslava. Venne battezzata ed assunse il nome greco di Eurosia. Nell’anno 880 San Metodio si recò a Roma da Papa Giovanni VIII per trovare una degna sposa per il figlio del conte Fortun Jimenez, erede al trono di Aragona, impegnato nella lotta contro gli invasori saraceni. Il Papa indicò la giovane duchessa Eurosia la quale, vedendo nel Papa un supremo disegno di Dio, lasciò l’idea di dedicarsi totalmente a Cristo. Iniziò così il viaggio verso la Spagna per incontrare il suo sposo a Jaca, ma questa zona subì una invasione di saraceni guidati dall’infedele Aben Lupo che, saputo del matrimonio col principe aragonese, si mise in animo di catturare Eurosia e trattenerla con sé. La comitiva fu costretta a nascondersi sui monti, ma il feroce bandito riuscì a trovarli e cercò di ottenere i favori della giovane Eurosia, volendo che essa rinnegasse Gesù Cristo e rinunciasse al principe aragonese per divenire sua sposa. Eurosia però si oppose causando l’ira di Lupo che diede l’ordine di uccidere tutti. Con alcuni appartenenti alla comitiva, Eurosia riuscì a fuggire, ma inseguita e raggiunta subì un tragico martirio: le vennero recise le mani e i piedi. Santa Eurosia in ginocchio col volto fisso al cielo pregava, il bandito preso dalla rabbia ordinò di decapitarla, Eurosia alzando i sanguinanti moncherini al cielo chinò il capo pregando e fu decapitata, aveva solo sedici anni. Si scatenò un furibondo grandinare, folgori e tuoni assordanti, i saraceni fuggirono mentre dal cielo una voce più potente della tempesta diceva: “Sia dato a Lei il dono di sedare le tempeste, ovunque sia invocato il suo nome!”. Le più antiche testimo­nianze del suo culto risalgono a prima del XVI secolo; dalla Spagna la devozione fu portata in Italia dai soldati ed ebbe una notevole diffusione nello stato di Milano, allora dominato dagli spagnoli. Santa Eurosia è onorata come protettrice dei frutti della terra e invoca­ta contro le tempeste. La venerazione per la Santa, a Magnago, risale al 1671 quando la popolazione, col parroco Ambrogio Ferrario, nel giorno della sua festa fece voto affinché la Santa allontanasse le tempeste e benedicesse i lavori della terra. Nel dipinto dell’abside, in ginocchio davanti a Cristo Re è raffigurata Sant’Eurosia, che porge la corona di duchessa e un ramo di palma simbolo del martirio.

Martirio di San Bartolomeo

Nella chiesa di Bienate, nella prima cappella a destra, si trova l’altare dedicato a San Bartolomeo. Il martirio di San Bartolomeo apostolo è uno degli episodi più cruenti e conosciuti della tradizione cristiana antica. I vangeli sinottici lo chiamano Bartolomeo e in quello di Giovanni è indicato come Natanaele. La sua adesione a Gesù, che non è immediata come altre. Di Gesù gli parla con entusiasmo Filippo: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazareth. Vieni e vedi”. Ed ecco che si vedono: Gesù e Bartolomeo, che si sente dire: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”. Lui chiede a Gesù come fa a conoscerlo. E la risposta: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico” questo, genera una sua grande manifestazione di fede: “Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”. Quest’uomo diffidente è in realtà pronto all’adesione più entusiastica. Bartolomeo è poi scelto da Gesù con altri undici discepoli per farne i suoi inviati, gli Apostoli. Secondo la tradizione, l’apostolato di San Bartolomeo fu attivissimo. Fu missionario in Cappadocia, in seguito passò in India e in Armenia. Qui liberò numerosi ossessi, guarì malati, diede la vista ai ciechi, volle la distruzione degli idoli e l’accettazione delle verità di Fede da lui predicate; convertì anche il re Polimio, guarendo la figlia indemoniata. Questo fatto scatenò l’ira del fratello del re, Astiage, che si ribellò, portando alla deposizione del sovrano convertito e diventando lui re d’Armenia. In un tempio di Albanopoli dedicato al demone Astarot vi erano molti infermi ansiosi di ritrovare la salute perduta e molti illusi attendevano gli oracoli del demonio. Un giorno Bartolomeo entrò nel tempio ed affrontò Satana. Non appena Bartolomeo entrò, Astarot ammutolì e non continuò le sue “guarigioni”. La fama di Bartolomeo crebbe e molti gli portavano infermi, malati e posseduti dal demonio per farli guarire. Dopo l’ennesima guarigione, i sacerdoti pagani di Astarot si rivoltarono istigando il re Astiage che, vista la rovina verso cui era andato il tempio, ordinò che Bartolomeo fosse prima flagellato e poi appeso in croce a testa all’ingiù, con del fuoco che lo soffocasse. Il Santo resistette a queste atrocità, perciò il re comandò che fosse scorticato vivo dalla testa ai piedi. Attorno alla sua morte vi sono opinioni diverse tra gli antichi scrittori che narrano le sue gesta ed il successivo martirio. Ippolito scrisse che fu crocifisso col capo all’ingiù e sotto furono bruciati cumuli di erbe verdi e fetide per soffocarlo con il fumo. Il Martyrologium di Beda il Venerabile (Dottore della Chiesa) afferma che San Bartolomeo fu scorticato vivo. La mitologia di San Bartolomeo è ricordata anche nel Giudizio Universale della Cappella Sistina: il Santo mostra la pelle che gli hanno tolto gli aguzzini e, nei lineamenti del viso, deformati dalla sofferenza, Michelangelo ha voluto darci il proprio autoritratto.