Personaggi storici: Eugenio Villoresi, l’ingegnere che portò il mare in Lombardia

di Antonio
Eugenio Villoresi

Pochi oggi sanno chi era Eugenio Villoresi, ingegnere dall’aria pensosa e assorta che progettò il Canale Villoresi, quel grande intervento idraulico che ha permesso di rendere irrigui oltre 80.000 ettari di terre lombarde prima a basso rendimento agricolo. Eugenio Villoresi nacque a Monza il 13 febbraio 1810 da Luigi e Teresa Baffa. Il padre era direttore dei giardini reali di Monza e lui, sin dalla tenera età, fu partecipe delle cure paterne profuse per la tenuta e la manutenzione di essi e da qui iniziò la grande pas­sione per la natura e la vita nei campi. A contatto continuo con il verde del parco, la sua mente si vivacizzò di progetti ed è probabile che, dalle conversazioni col padre, sia nato il proposito di occuparsi di una più razionale coltivazione dei campi con l’irrigazione dei luoghi aridi. Eugenio, terminati gli studi classici, entrò nel collegio Ghisleri di Pavia, dove frequentò la facoltà di matematica e ne uscì, laureato, nel 1832.

Nel 1835 fu autorizzato alla libera profes­sione e l’anno seguente, vinto un concorso, fu assunto presso i Luoghi Pii Elemosinieri di Milano. In questo posto di lavoro, il suo primo intervento riguardò i problemi del­l’irrigazione in una azienda agricola alle porte di Milano e questa sua prima opera gli permise di toccare con mano l’importanza dell’irrigazione in agricoltura. Eugenio Villoresi maturò, dentro di sé, la convinzione che l’irrigazione della parte più estesa e più bassa della pianura lombardapoteva solo derivare dal Lago Maggiore. Già dal tredicesimo secolo si era pensato di attuare una derivazione d’acqua dal Ticino e questo è testimoniato dall’esistenza, tuttora visibile a Castano Primo, Tornavento, Vizzola, Somma Lombardo e Golasecca, dei resti di un canale non riuscito che si chiamò Panperduto. Villoresi è stato un protagonista di quella schiera di tecnici che hanno contribuito alle fortune economiche delle campagne lombarde, legando il suo nome al grande intervento di derivazione sul Ticino costituito dalle Dighe del Panperduto a Somma Lombardo. Da queste dighe inizia il canale che prende il suo nome, e dopo un percorso di 86 km. arriva all’Adda ridotto a un piccolo alveo, in quanto lungo la strada ha irrigato tutto il Nord del Milanese; infatti, la porzione di terre sopra Milano era la cosiddetta “pianura asciutta”. Villoresi sentiva questa sua aspirazione come un dovere sociale, umano e politico, di poter trasformare questa pianura e per spin­gerla verso più alte vette redditizie. Nel 1862 cominciò i primi tentativi di realizzazione del progetto che egli aveva lungamente pensato, sostenuto da un grosso proprietario terriero, il conte Paolo Taverna. Nel pieno ottimismo del suo progetto, Eugenio Villoresi scriveva: «Non mi darò pace fino a tanto che non avrò eliminato questo paradosso: una trop­po cospicua parte della Lombardia, la regione italica più ricca di acque, afflit­ta dal flagello delle arsure deleterie».

Lavori di scavo del Canale Villoresi

Dopo una sofferta gestazione, segnata dai pareri discordi sulla fattibilità del progetto e dalle difficoltà di trovare le risorse per l’attuazione della grande opera, la meta perseguita dal Villoresi fu raggiunta, subito dopo la sua morte, con la concessione definitiva avvenuta nel 1879. Gli eredi del Villoresi cedettero la concessione alla “Società Italiana per le Condotte d’acqua”, una società costituitasi a Roma nell’aprile del 1880. Tale società revisionò il progetto ed iniziò subito i lavori. Le Dighe del Panperduto, a Somma Lombardo, furono inaugurate il 28 aprile 1884 e il lavoro concluso sei anni più tardi con la realizzazione di tutta la rete derivata, costituita da canali minori. Nel 1918, dopo trent’anni di irrigazione del Canale Villoresi, la produzione difrumento era cresciuta del 40%e quella di foraggio era quasi raddoppiata. Le previsioni di Villoresi si erano dimostrate giuste; lo scopo di vedere irrigato l’Alto Milanese si può ritenere raggiunto: oggi il canale si snoda per 86 km., attraverso un distretto di 85.000 ettari, nel quale distribuisce l’acqua tramite 120 bocche di derivazione da cui si diramano rami secondari che si sviluppano per 130 km, i quali rami vanno a loro volta ad alimentare rami terziari, che generano un intreccio totale di ben 1400 km.

Diga del Panperduto (Somma Lombardo)

La vita di Eugenio Villoresi è legata al nostro Comune in quanto, a quarant’anni, si era unito in matrimonio con Rosa Baffa, che gli portò in dote duecento pertiche milanesi di terreni coltivabili in quel di Bienate. Villoresi, che abitava con la famiglia a Milano, veniva ogni sabato a Bienate, con la diligenza, per curare l’andamento delle coltivazioni nei terreni avuti in dote. Morì il 12 novembre 1879, assistito dalla moglie e dal figlio Luigi che gli portava, da Roma, la notizia dell’approvazione del suo progetto del Canale, che da lui ha preso il nome. Chiudeva così la sua esistenza esclamando: «Sono contento di andarmene, perché non porto più con me il rammarico di aver speso invano la mia esistenza». Fu un uomo di grande coraggio e ingegno, sicuro delle sue scelte, che ha legato il nome ad una grande opera idrica in Lombardia, dando anche lustro alla nostra comunità, dove ebbe modo di trascorrere giorni sereni curando le colture delle sue terre.

Il percorso del Canale Villoresi dal Panperduto all’Adda