Maria e un gesto di tenerezza ritrovato

Nella chiesa di Santa Maria di Magnago, al centro dell’altare di sinistra, c’è l’affresco della Madre di Dio con in grembo Gesù Bambino seduta su un trono di legno scolpito.

Dal baldacchino, che sottolinea la sua dignità regale, scende un drappo di tessuto damascato decorato da grandi fiori di cardo: il cardo richiama la corona di spine di Cristo, preannunciando così la sua Passione. Lo stesso motivo floreale si ritrova sulla stoffa che compone il baldacchino.

Maria è vestita coi colori tipici: tunica rossa e manto blu. Il manto le copre la testa, lasciando intravvedere i capelli.

Gesù ha una tunica arancione con bordature bianche. Una mano è posata con naturalezza sulla gamba, mentre l’altra regge il globo crucigero, una sfera sormontata da una croce, simbolo della supremazia di Cristo sul mondo. Osservando immagini simili al nostro affresco, in particolare quelle del 1400 e 1500 di Lombardia e Piemonte, ho constatato che, nella maggior parte dei casi, il Bambino tiene un uccellino, non il globo.

Il nimbo (=aureola) di Gesù ha, come sempre, la croce: vedi l’articolo «Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono! (Es 3,14a)» di febbraio 2022.

Nel nimbo di Maria vediamo delle zone di un giallo più scuro: probabilmente c’erano dei raggi, come in numerose opere simili del XIV-XVI secolo.

A prima vista, il nostro affresco pare una Odighitria, dal greco «colei che indica la via». In questa tipologia iconografica, Maria solitamente ha il Bambino sul braccio sinistro e lo indica con la mano destra, guidando così lo sguardo dei fedeli verso di lui.

Tuttavia, esaminando la mano destra di Maria, si nota che le dita sono troppo corte e della stessa lunghezza: confrontandola con l’altra mano e con quelle delle sante Elena e Marta, raffigurate ai lati, risulta che questa mano è stata ridipinta in modo alquanto maldestro. Anche il resto di questa zona è stato ridipinto: inizialmente avevo pensato che l’uccellino fosse stato sostituito dal globo, ma ora l’ipotesi che mi pare più valida (condivisa dai miei maestri d’iconografia che ho consultato) è che in origine Maria stesse allattando Gesù. A sostegno di questa interpretazione vi invito a osservare una delle sette Madonne, quella più vicina all’altare, della chiesa di Santa Maria in Binda, a Nosate.

Come in dipinti analoghi, Gesù indossa una collana e un bracciale di corallo: a quei tempi si credeva che proteggesse dalle malattie tipiche dell’infanzia. Gesù, il Verbo incarnato, è raffigurato nella sua umanità, allattato dalla mamma e bisognoso di protezione, come ogni altro bambino.

La massima diffusione della Madonna allattante si ebbe fra Trecento e Quattrocento, ma fu ritenuta sconveniente dal Concilio di Trento, perché poteva distrarre i fedeli dalla preghiera. Ai vescovi fu affidato il compito di valutare tali immagini per decidere se farle ritoccare o, addirittura, rimuoverle.

È commovente pensare a quante madri hanno pregato davanti a questa immagine, affidando i propri figli alla materna protezione di Maria.