Anche in questo articolo confrontiamo un dipinto presente nella chiesa di Santa Maria di Magnago con uno simile situato poco distante: il San Francesco a figura intera dell’altare di destra e quello del Santuario della Madonna in Campagna di Dairago.
Purtroppo, in quello di Magnago i lineamenti del volto sono quasi scomparsi.
Nei nostri due dipinti Francesco ha il capo scoperto: si vede quindi bene la tonsura, emblema di umiltà e di consacrazione a Dio.
In entrambi i dipinti san Francesco indossa una tunica grigia, come nell’affresco nella Cappella di San Gregorio nel Sacro Speco benedettino di Subiaco, realizzato quando il Santo era ancora in vita e perciò definito «vera effigie»: è la più antica immagine di Francesco giunta fino a noi.
La tunica doveva essere tessuta nella maniera più sobria e povera, utilizzando lana grezza non tinta: ne risultava un colore grigio cenere.
La corda di lana bianca che funge da cingolo (la cintura di pelle è dei ricchi) ha i tre nodi classici (in quello di Dairago non è chiaro perché ci sono delle lacune): in origine era richiesto che la corda fosse semplicemente annodata, senza precisare il numero dei nodi difatti nei dipinti più antichi a volte non sono tre. Poi è stato stabilito che fossero tre a simboleggiare visivamente i voti di povertà, castità e obbedienza che i frati si impegnano a osservare per tutta la vita.
Nel dipinto di Magnago si nota che Francesco indossa i sandali, mentre in quello di Dairago è poco chiaro. Anche i sandali rimandano alla povertà e alla semplicità.
In entrambe le opere, Francesco regge nella mano sinistra un libro chiuso, che rappresenta la Regola. Con la destra tiene una croce scostata dal corpo: in quello di Dairago, sulla croce c’è il Cristo, mentre quella di Magnago è di legno, semplice e coperta in parte da una cornice dipinta, probabilmente, successivamente.
La Regola invita a vivere la vita secondo il Vangelo, avendo come guida la Croce di Gesù, come faceva lui: san Francesco è un modello da imitare.
I due Francesco presi in esame hanno i segni delle stigmate: in quello di Dairago c’è uno squarcio nella tunica che ci mostra quella del costato, mentre in quello di Magnago la ferita pare dipinta sopra la stoffa. Approfondiremo il tema delle stigmate nell’articolo del bollettino di settembre.
Quello di Dairago ha l’aureola, quello di Magnago no, forse per omogeneità con l’altro santo in piedi di questo altare: possiamo pensare che il pittore abbia voluto suggerire come la santità sia una chiamata per tutti, non un privilegio di pochi.
Pur nelle loro somiglianze e differenze, i due dipinti restituiscono uno stesso Francesco autentico, nel segno di una tradizione iconografica coerente e viva.
Concludiamo con un brano della Regola non bollata (XXI,2):
«…Temete e onorate,
lodate e benedite,
ringraziate e adorate
il Signore Dio onnipotente
nella Trinità e nell’Unità,
Padre e Figlio e Spirito Santo,
creatore di tutte le cose».
