Teresa di Lisieux è la patrona universale delle missioni, come era stato spiegato nell’articolo intitolato Perché Santa Teresina di Lisieux è patrona delle missioni? del bollettino di gennaio 2024. Eppure ha vissuto in famiglia, ha fatto alcuni viaggi coi suoi familiari da giovanissima e poi è entrata in convento a 15 anni: «Ma sento soprattutto che la mia missione sta per incominciare, la mia missione di far amare il buon Dio come io l’amo».
Se lei che ha vissuto in clausura è stata una missionaria, anche tutti noi siamo chiamati ad essere missionari, ognuno con le proprie capacità e i propri talenti.
L’immagine di questo articolo è la prima icona che ho ideato, con l’aiuto del mio maestro, e mi sento onorata di averlo potuto fare.
Gli iconografi annunciano il Vangelo con le icone perché hanno il privilegio di poter dipingere l’immagine del Signore, della Madre di Dio, degli angeli, dei santi e dei giusti.
Spiega infatti San Giovanni Damasceno: «Poiché l’Invisibile, incarnandosi, si è mostrato visibile, è ovvio che puoi dipingere l’immagine di colui che è stato visto. Se chi non ha corpo, né forma, né quantità, né qualità e che trascende ogni grandezza grazie all’eccellenza della sua natura; se costui -dico- pur essendo di natura divina ha fatto sua la condizione di schiavo, riducendosi alla quantità e alla qualità e rivestendosi delle umane fattezze, dipingi allora sul legno la sua immagine e presenta alla contemplazione colui che volle divenire visibile».
L’icona instaura un dialogo tra chi è rappresentato e chi prega: «La bellezza e il colore delle immagini sono uno stimolo per la mia preghiera. È una festa per i miei occhi, così come lo spettacolo della campagna apre il mio cuore a rendere gloria a Dio» (San Giovanni Damasceno).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice «La contemplazione delle sante icone, unita alla meditazione della Parola di Dio e al canto degli inni liturgici, entra nell’armonia dei segni della celebrazione in modo che il mistero celebrato si imprima nella memoria del cuore e si esprima poi nella novità di vita dei fedeli».
Aggiungo un’ulteriore citazione: «Non si tratta, certo, di una vera adorazione (latria), riservata dalla nostra fede solo alla natura divina, ma di un culto simile a quello che si rende alla immagine della croce preziosa e vivificante, ai santi evangeli e agli altri oggetti sacri, onorandoli con l’offerta di incenso e di lumi secondo il pio uso degli antichi. L’onore reso all’immagine, in realtà, appartiene a colui che vi è rappresentato e chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto» (Dagli atti del Concilio di Nicea II – VII Concilio ecumenico).
Infine: «E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (2 Cor 3,18).
Chiediamo quindi allo Spirito Santo di aiutarci a capire in quale modo, nel nostro piccolo, possiamo essere missionari.
