Una voce autorevole dalla Terra Santa

di Ileana

Il Cardinal Pizzaballa e la vita sotto le bombe

Il Cardinal Pierbattista Pizzaballa e il Patriarca ortodosso Theophilos III visitano Gaza

Dal 1990 Pierbattista Pizzaballa vive a Gerusalemme lavorando per il dialogo e la convivenza pacifica tra ebrei, palestinesi e arabi. Dopo essere stato custode di Terrasanta, Papa Francesco lo ha nominato Cardinale e Patriarca latino di Gerusalemme. In questi ultimi due anni, ha condiviso con i cristiani decisi a rimanere la dura esperienza della guerra. Ha sopportato con loro il rumore delle bombe e la visione della distruzione. Ha voluto essere presente per incoraggiare e sostenere il bene. Guardiamo a lui come testimone di fede e di speranza, ma anche come cronista sincero. Spesso nelle nostre case sono entrate le immagini delle macerie e anche le voci di chi ha voluto strumentalizzare le complesse relazioni tra israeliani e palestinesi per indicare i buoni e i cattivi in un crescendo di polemiche e di odio. Il Cardinale Pizzaballa, intervistato da Mario Calabresi, così si esprime: “La situazione è drammatica. Le immagini fanno solo parzialmente giustizia di ciò che si sta vivendo. La distruzione è immane. Oltre l’ottanta per cento delle infrastrutture è ridotto in macerie e ci sono centinaia di migliaia di persone che hanno dovuto spostarsi e sfollare. Famiglie che hanno perso tutto (…) Non entrano frutta, verdura e carne, due anni senza vitamine e proteine (…) Ospedali distrutti: penso a quelli che devono fare la dialisi, ma non c’è più dialisi. Penso a chi ha il cancro in un luogo dove non esiste più l’oncologia (…) Penso anche che inizia il terzo anno senza scuola per i bambini e per i ragazzi. È molto difficile parlare di speranza se non dai una scuola, se è impossibile un’educazione. (…) Era chiaro che dopo l’orrore commesso da Hamas il 7 ottobre, ci sarebbe stata una reazione. Ma quella che stiamo vivendo è qualcosa che va oltre e che non è comprensibile né giustificabile.”

Nei notiziari, tra le tante iniziative, dall’occupazione delle università ai cortei spesso violenti, ha occupato un posto particolare la “Flottilla”: una missione marittima di attivisti provenienti da varie nazioni con lo scopo di portare aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza. E Pizzaballa dice: “Avrei evitato un confronto così diretto, (tra attivisti e governo israeliano) perché non porta nulla alla gente di Gaza. (…) Tuttavia il dramma di Gaza ha risvegliato qualcosa che è un aspetto positivo, (…) vedo tanta partecipazione che è una cosa positiva.” Ma ci sono segni di speranza? “Ne vedo tanti a Gaza e anche qui tra israeliani e palestinesi. Li vedo nella nostra comunità di Gaza, li vedo nei medici e negli infermieri. Li vedo in tante madri israeliane, ma anche nei ragazzi che escono per strada per dire basta. Questo mi fa dire che, nonostante tutto, c’è ancora tanta umanità che alla fine ci salverà.”

La guerra finirà

Sabato 15 novembre

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