Il cane che ha visto Dio
A Tis, un paese come tanti, gli abitanti non frequentavano la chiesa, vivevano alla meglio. Qualcuno rubava, qualcuno si ubriacava, qualcuno…: i soliti peccati che si cerca di nascondere dietro un falso moralismo o di soffocare nella distrazione. Un giorno un cane si era presentato davanti alla bottega di un fornaio e, appena riuscì, prese una bella pagnotta e se ne andò sul sentiero che portava a una vecchia cappella. Il giorno dopo, ancora e così per tanti giorni: il fornaio lo lasciava fare, perché aveva scoperto che il cane portava il pane all’eremita che da qualche tempo occupava la cappella. Una notte gli abitanti del paese videro una grande luce provenire proprio da lì: trovarono l’eremita morto, con un volto pieno di pace. Il fornaio non vide più il cane, ma qualcuno si accorse che il cane stava accucciato in un angolo della piazza. Era il cane dell’eremita, sicuramente lo aveva ascoltato pregare ed era presente quando Dio lo venne a prendere: quel cane aveva visto Dio! Di nascosto una donna gli portò del cibo, un’altra dell’acqua. Ogni giorno qualche persona lo sfamava, il cane se ne stava lì a guardare chi passava e forse di notte faceva anche il giro del paese e vedeva tutti… Chi prima rubava, si sentiva osservato e non lo faceva più. Allo stesso modo chi bestemmiava, chi picchiava la moglie, chi si ubriacava. Qualche persona sentì il bisogno di essere perdonata e si recò in chiesa a cercare il Parroco per confessarsi e tanti tornarono a gustare una vita buona.
Fin qui il riassunto di una parte della storia de “Il cane che ha visto Dio”, di Dino Buzzati. Un racconto che ci ha fatto stimare di più l’opera di tanti missionari nel mondo. Se un cane è diventato strumento di conversione per uomini che vivevano nel male, distratti e dimentichi dell’amore a cui sono chiamati, molto di più i missionari: il loro sì alla chiamata di Cristo, interpella il nostro modo di vivere. Padre Arnaldo Negri, dal 1992 missionario in Giappone, il 5 ottobre, nell’omelia della messa delle 10.30 a Bienate, ci ha comunicato la passione per l’opera di Cristo, che è portare il lieto annuncio che Dio è venuto tra noi e ha vinto la morte. “Dio si è fatto uomo in Gesù per la nostra salvezza: oggi arriva a noi attraverso la Chiesa, che è la continuazione della presenza fisica di Gesù. Il Signore attraverso la Chiesa chiama tutti a collaborare alla missione, nei modi più diversi.” Anche attraverso di noi, nel nostro niente, Cristo può suscitare il desiderio del bene in chi vive nella disperazione. In noi e in quelli che incontriamo può riaccadere il dono inaspettato della consapevolezza che Dio non è solo il Creatore, ma si è fatto uomo, condivide la nostra sofferenza e ci aspetta. Per la nostra fede, anche se piccola e fragile, si può riaccendere anche in altri l’attesa di Colui che dona la vita per sempre.
Il libro che contiene il racconto citato: La boutique del mistero
