L’uomo è il peggior nemico dell’uomo

E se gli sparo in fronte o nel cuore
Soltanto il tempo avrà per morire
Ma il tempo a me resterà per vedere
Vedere gli occhi di un uomo che muore

Fabrizio De Andrè

Di nuovo la guerra: Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Siria, Gaza, Yemen, Somalia, sono solo alcuni luoghi dove sono precipitate bombe e morte dagli anni ’90 ad oggi. Ora l’Ucraina. Il mondo si ritrova arruolato in cinque giorni. Con il fiato sospeso osserviamo ciò che sta accadendo a causa di decisioni sanguinose e tristemente sbagliate.

Mentre si muore di virus e di fame, osserviamo le immagini della devastazione delle città, della manifestazione dell’odio, delle conseguenze di decisioni sanguinose e tristemente sbagliate e ne rimaniamo attoniti e preoccupati.

Coinvolge i Paesi del Vecchio Continente, ma condiziona anche il resto del pianeta. Oggi non c’è lontananza e tutto quello che accade riguarda il mondo intero. Assistiamo a violazioni del “cessate il fuoco” per aprire i corridoi umanitari, come non fossero in gioco le vite umane ma vendetta, risentimento, commercio.

Un’iniziativa senza precedenti l’ha compiuta papa Francesco il venerdì 26 febbraio. Si è fatto carico di un gesto così forte, sbalorditivo. Prima di mezzogiorno, a sorpresa, è arrivato in Via della Conciliazione 10, ingresso della rappresentanza diplomatica russa in Vaticano, ha incontrato l’ambasciatore Alexander Avdeev, manifestandogli la grande preoccupazione per le popolazioni, l’invito a prendersi cura dei bambini, dei malati e dei sofferenti. Poi un tweet, senza precedenti, in lingua russa (oltre che in ucraino), con un passaggio dell’enciclica Fratelli tutti: “Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male”. “Rispondere all’insensatezza della violenza con le armi di Dio”: Caritas Ambrosiana si unisce all’appello del Papa, lanciando una raccolta fondi per sostenere gli interventi della rete internazionale Caritas.

“In questo momento difficile, abbiamo bisogno di sentire che non siamo soli”: queste le parole del direttore della Caritas –Spes Ucraina.

Ci si prepara all’arrivo dei profughi, raccogliendo dal territorio disponibilità per dare vita a una rete di accoglienze in appartamenti, spazi parrocchiali, locali appartenenti a istituti religiosi o a privati cittadini. La mobilitazione della rete Caritas è sempre più intensa, a supporto degli sforzi della rete internazionale: si stimano infatti oltre due milioni di sfollati e rifugiati nei Paesi confinanti con l’Ucraina. A Caritas parrocchiali e ai rispettivi Centri d’ascolto viene inoltre chiesto di monitorare la presenza, nei territori, di profughi accolti presso le abitazioni di parenti e conoscenti per rilevarne i bisogni. Tendendo la mano verso chi fugge, verso chi è stato costretto a lasciare la normalità e adesso, indossando vestiti presi a prestito dalla vita degli altri, cerca di recuperare la fiducia nell’altro.