Mi chiedo dov’è… la gioia, dov’é, dov’é, dov’é…

… allora chiedimi se sono fuori posto in questo posto
Chiedi tutto, basta che qualcuno mi risponda adesso…

«Le guerre, anche l’ultima in Ucraina con sei milioni e mezzo di rifugiati e altrettanti profughi interni, i 34 conflitti in corso nel mondo, i disastri ambientali, la fame, la tratta e lo sfruttamento stanno costringendo sempre più persone e famiglie a lasciare la propria terra per chiedere protezione e asilo altrove» mons. Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni in occasione della Giornata Mondiale del rifugiato che si è celebrata lunedì 20 giugno, puntando il dito contro la politica che, «di fronte a questo fenomeno epocale – aggiunge – continua a fare passi avanti, ma anche molti passi indietro»

Riflettori puntati sui respingimenti in mare e in terra, senza identificazione e tutela; soprattutto sul ritorno delle deportazioni: quelli degli Ucraini in Russia e dei richiedenti asilo, arrivati illegalmente in Gran Bretagna, in Rwanda. Senza controllo sono anche le violenze nei campi profughi di Libia, Sud Sudan, Ciad.

Nei primi mesi del 2022, più di 100 milioni di persone sono state forzatamente sfollate in tutto il mondo a causa di persecuzioni, conflitti, violenze o violazioni dei diritti umani e disastri climatici: livelli di sfollamento mai osservati.

Rifugiato è generalmente una persona che si trova al di fuori del proprio paese di origine e che non può o non vuole tornarvi per un fondato timore di discriminazione politica, religiosa, razziale, di nazionalità o per timore di persecuzione.

Milioni di disperati che hanno bisogno di tutto. Ma soprattutto di accoglienza e integrazione per poter ripartire con una vita nuova, più umana e dignitosa.

Tra di loro, tanti, troppi minori non accompagnati, che hanno viaggiato da soli; hanno superato deserti infuocati, arrivando sulle coste di Libia, Tunisia, Egitto. Hanno attraversato, insieme ad adulti sconosciuti, il mar Mediterraneo alla ricerca della salvezza, della libertà, di una vita che potesse regalare un futuro, “il futuro”. Sono la parte più esposta e indifesa di popoli in movimento, quelli dei rifugiati. Molti dei minori, dopo l’arrivo e la prima accoglienza, fuggono di nuovo per tentare di riunirsi ai parenti in Francia e Germania.

Non sempre riescono; purtroppo in non poche occasioni la loro vita finisce per strada, in degrado, sfruttati dalla criminalità.

«…mi lascia sovrappensiero il fatto che si stenti a capire le “buone ragioni” dei poveri allo sbando e che in questo esodo biblico non si riesca ancora a scorgere l’inquietante malessere di un mondo oppresso dall’ingiustizia e dalla miseria. Siamo vittime di una insopportabile prudenza, e scorgiamo sempre angoscianti minacce dietro l’angolo. Perché lo straniero mette in crisi sostanzialmente due cose: la nostra sicurezza e la nostra identità. Sembra attentare ai nostri connotati, alla compattezza del nostro mondo spirituale, relativizza i nostri altari, sfibra il deposito delle nostre tradizioni» don Tonino Bello.