Perché la Caritas

“Prego Dio di ridestarci dalla dimenticanza per chi soffre, di scuoterci dall’individualismo che esclude, di svegliare i cuori sordi ai bisogni del prossimo”. (Papa Francesco)

Caritas, come istituzione, nasce molto tempo fa. Tutto è iniziato con un solo uomo. Da umili origini in Germania nel 1897, Lorenz Werthmann, un giovane prete cattolico romano fondò la prima Caritas. Il nome deriva dalla omonima parola latina (Caritas Catholica) che significa amore e compassione; col tempo è diventata una delle più grandi organizzazioni che si propone di promuovere, animare e sensibilizzare alla carità.
La Caritas in Italia nasce nel 1971, per volere di Papa Paolo VI, come frutto del Concilio Vaticano II “per favorire l’attuazione del precetto evangelico dell’amore nella comunità ecclesiale italiana in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, con particolare attenzione alle persone e alle comunità in situazione di difficoltà” (art. 1 statuto)
La Caritas, nella sua azione, ha due destinatari: i poveri e la comunità. Lo scopo della Caritas è coinvolgere a vivere l’esperienza di carità fatta di incontro, condivisione, partecipazione, scambio reciproco, affinché le persone vengano educate e sensibilizzate a riconoscere le fragilità di poveri, emarginati, stranieri, senza dimora, famiglie in difficoltà.
Vivere l’attenzione verso il prossimo non solo come fatto privato, ma come esperienza comunitaria; trasformare quindi l’incontro con le povertà in occasione di far crescere e maturare le comunità, rendendole luogo accogliente, sensibile e attento. Incontrare le persone non da ricchi di mezzi, di idee, di verità ma da poveri, per accogliere, ricevere e imparare dalle storie e dalle vite della gente.
Chi si rivolge alla Caritas si trova in forte difficoltà a causa dell’emergenza lavorativa e anche abitativa. La vicinanza può manifestarsi con gesti concreti come contributo al pagamento di bollette, l’offerta del pacco alimentare, il supporto per la compilazione di documenti. Spesso, però, povertà non significa solo “non avere soldi”. La solitudine è vissuta come una mancanza, un difetto, una vergogna sociale; rende la persona isolata e vulnerabile. Lo sconforto di non avere nessuno su cui contare, la disperazione di non riuscire a proteggere la famiglia, sentirsi sbagliati e deboli: sono condizioni dolorose che gli operatori Caritas incontrano. Al di là, quindi, del pacco alimentare, ascolto, accoglienza, farsi prossimo devono essere elementi fondamentali per far ritrovare dignità e speranza per il futuro.
“Se la fede ci fa essere credenti e la speranza ci fa credibili, è solo la carità che ci fa essere creduti”. – Don Tonino Bello –