Costruttori di pace in un mondo in guerra

La testimonianza di Padre Ibrahim Alsabagh

Nell’anno dell’anniversario degli 800 anni dalla morte di San Francesco, martedì 5 maggio padre Ibrahim, frate cappuccino della Custodia di Terra Santa, ha visitato la nostra comunità per testimoniare come può sussistere la speranza della pace. Siriano, appartiene alla provincia che abbraccia il Medio Oriente e che affonda le sue radici nel pellegrinaggio di San Francesco in quelle terre nel 1219-1220.

Attraverso un excursus sulla situazione di Siria, Libano, Israele e Gaza ha mostrato come guerre e violenze continuino ad aggravare sofferenza e povertà, causando anche il progressivo assottigliamento della presenza cristiana nei luoghi dove il cristianesimo è nato.

In Siria, dopo la caduta di Assad, il potere è passato a gruppi legati alla Jihad, con vendette e persecuzioni verso chi è diverso dai sunniti. Molti cristiani, soprattutto giovani e famiglie, sono fuggiti o desiderano fuggire: oggi restano circa un quinto rispetto a 15 anni fa. Nonostante ciò, le chiese sono piene e la fede rimane viva.

In Libano cresce la povertà e molti abitanti del sud sono costretti a evacuare: anche qui i cristiani diminuiscono. A Gaza, dopo il 7 ottobre 2023 e la dura risposta israeliana, la popolazione, compresi i circa 500 cristiani rimasti, vive nella totale indigenza. In Israele, le tensioni tra palestinesi e coloni riducono gli spazi per le minoranze, mentre l’insicurezza spinge molti cristiani a partire.

Di fronte a un mondo segnato da conflitti in Siria, Ucraina, Iran, e in molti altri paesi, emerge il bisogno di un segno di speranza capace di ricostruire sia le case che le relazioni. Gesù ci ha detto: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27), indicando una pace diversa da quella del mondo: un dono che trasforma il cuore e genera cambiamenti nei rapporti.

Anche sulla croce, nel grido “Perché mi hai abbandonato?”, Gesù mantiene la relazione con il Padre, giungendo al “Tutto è compiuto”. San Francesco chiedeva di potersi fare carico della sofferenza e della dolcezza della carità di Cristo.

Padre Ibrahim ci ha mostrato come la preghiera sia un’arma di luce efficace: al Santuario di Harissa in Libano, la preghiera di tanti insieme a Papa Leone XIV ha favorito una tregua e ad Aleppo, nel 2015, durante la consacrazione, una bomba rimase incastrata nella cupola senza esplodere.

Anche nelle nostre case, là dove persistono piccole o grandi guerre, servono operatori di pace che, rafforzati da preghiera e adorazione, diventino capaci di perdono e misericordia. Di fronte ai problemi, con la creatività e l’intelligenza che vengono dalla fede, siamo chiamati a collaborare alla pace di Cristo, rendendoci strumenti della Sua presenza che sola può trasformare il mondo.