Con Deborah e Azzurra ha vinto la vita
Azzurra Carnelos, di Oderzo (TV), ha scoperto di essere malata di cancro durante la gravidanza. Ha però deciso di rimandare le cure per non uccidere il bambino. Suo figlio è nato alla 32esima settimana e, la scorsa primavera, lei è morta a 33 anni.
Deborah Vanini, di Como, ha ricevuto la diagnosi di un tumore lo stesso giorno in cui ha scoperto di essere incinta. Anche lei ha rinunciato alle cure per salvare la bambina che è nata lo scorso 18 settembre. Deborah è morta nel mese di novembre.
Pochi cenni per ricordare due donne che ci fanno fermare e riflettere: ci aiutano le parole di Deborah: ‘Il giorno in cui ho scoperto di essere incinta, ho scoperto anche di avere un tumore al quarto stadio. Uno shock. Avevo una vita da sogno fino al giorno precedente […] Da lì il buio. Mesi e mesi di esami, giorni in ospedale, visite estenuanti e dolorose, impedimenti fisici, farmaci, una valanga di farmaci, la maggior parte non compatibili con una gravidanza. Scelte. Scelte più grandi di noi, sulla vita che avevamo creato […] Il primo vero miracolo, nonostante tutto, comunque è avvenuto il 18.09.24, alle ore 12:15. Si chiama Megan, nata a 35 settimane e pesa 1,9 kg. Ora, vedremo di attrezzarci per il secondo, anche se più impegnativo. Ma ce la metteremo tutta! Benvenuta piccola Meg forse tu non lo sai ancora, ma mi hai letteralmente salvato la vita.’
Come può averle salvato la vita, se poche settimane dopo Deborah è morta? Riprendiamo alcune parole della Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II del 25 marzo di 30 anni fa: ‘L’uomo è chiamato a una pienezza di vita che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio. […] Nello stesso tempo, proprio questa chiamata soprannaturale sottolinea la relatività della vita terrena dell’uomo e della donna. Essa, in verità, non è realtà «ultima», ma «penultima»; è comunque realtà sacra che ci viene affidata perché la custodiamo con senso di responsabilità e la portiamo a perfezione nell’amore e nel dono di noi stessi a Dio e ai fratelli.
La Chiesa sa che questo Vangelo della vita, consegnatole dal suo Signore, ha un’eco profonda e persuasiva nel cuore di ogni persona, credente e anche non credente, perché esso, mentre ne supera infinitamente le attese, vi corrisponde in modo sorprendente. Pur tra difficoltà e incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, […], può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine e ad affermare il diritto di ogni essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario’. In occasione della Giornata per la Vita, affidiamoci a Maria, segno di sicura speranza e di consolazione e recitiamo la preghiera proposta al termine dell’Enciclica.
O Maria,
aurora del mondo nuovo,
Madre dei viventi,
affidiamo a Te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato
di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere,
di uomini e donne vittime di disumana violenza,
di anziani e malati uccisi dall’indifferenza
o da una presunta pietà.
Fa’ che quanti credono nel tuo Figlio
sappiano annunciare con franchezza e amore
agli uomini del nostro tempo
il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo
come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine
in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo
con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà,
la civiltà della verità e dell’amore
a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
