Incontro con Padre Ignazio

di Ileana

La sua missione in Brasile

“Meglio male accompagnati che soli!”: padre Ignazio l’ha ripetuto più volte, andando contro il famoso detto proverbiale. Anche Gesù ha mandato i suoi discepoli a due a due: è così che vuole essere annunciato, una missione che comincia nella relazione con un altro, contro la tentazione di scoraggiarsi o di sentirsi bravi. Conosciuto da molti per la sua presenza come seminarista nella parrocchia di Magnago, sabato 15 luglio ha celebrato la messa, festeggiando così il suo trentesimo anniversario di sacerdozio. Padre Ignazio Lastrico, sacerdote missionario del PIME in Brasile, ci ha mostrato alcuni video e foto della vita nella sua parrocchia, la terza dopo Salvador de Bahia per 7 anni e Macapà, nell’est dell’Amazzonia per 12 anni. Ora è in una zona di San Paolo con più di 60.000 abitanti. In parrocchia, grazie alla Fondazione Milan, ha potuto realizzare due progetti: la scuola di calcio e la scuola di ballo. “Tutto nasce veramente dallo Spirito Santo che agisce. Non c’è uno schema prefissato, è una evangelizzazione che passa per gesti concreti e per l’incontro tra le persone: è questo il modo con cui Dio mostra la sua opera”. Con uno stupore da bambino e una grande gratitudine a Dio, racconta di vite cambiate nell’appartenenza alla chiesa cattolica, vite strappate alla criminalità e al vuoto di senso, vite che, cambiando, si rendono disponibili per il bene di tutti. Quest’anno, il mattino del sabato santo, Rafael, un uomo che non aveva mai visto, era andato da lui a chiedere a che ora avrebbe celebrato la messa. Il sabato prima della Pasqua non si celebra la messa, ma Padre Ignazio ha trattenuto Rafael per conoscerlo. Aveva fatto parte della criminalità organizzata ed era finito in carcere cinque volte: ora voleva cambiare, per i suoi figli e i suoi fratelli che vivevano senza speranza. Ha accettato di fare un cammino fino a ricevere con gioia il Battesimo e l’Eucaristia.

L’incontro con Helena è avvenuto dopo una esperienza drammatica. Disperata, non trovando un senso per la sua vita, aveva deciso di farla finita ingerendo dei medicinali. Dopo aver portato il figlio dalla nonna, mentre stava per attuare la sua decisione, sente suonare il telefono e la voce di suo figlio, rotta dalle lacrime, le dice: “Mamma ho sognato che morivi”. Helena lo consola e torna a vivere. Va da Padre Ignazio e offre la sua disponibilità per aiutare in parrocchia. Ora assiste le lezioni di danza, occupandosi dei bisogni delle bambine che le frequentano: un aiuto prezioso e provvidenziale per Padre Ignazio, anche per non incorrere in accuse di pedofilia.

Gli incontri si moltiplicano, così come i progetti e le opere: riesce a “non riaprire” la scuola, sostenuta economicamente dallo Stato, ma anche obbligata a un insegnamento lontano dal cristianesimo, e far partire una scuola sotto la responsabilità delle suore dell’Istituto del Verbo Incarnato. L’impegno è quello di accompagnare le persone in un cammino di fede, anche in un contesto caotico come quello di una grande città come San Paolo.

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