Un libro consigliato da Papa Leone XIV: “Descrive un tipo di preghiera e spiritualità con cui uno semplicemente dona la sua vita al Signore e permette al Signore di guidarlo. Leggetelo se volete sapere qualcosa su di me, di quella che è stata la mia spiritualità, per molti anni, in mezzo a grandi sfide.” È il libro che racconta la storia di Nicola Herman e raccoglie i suoi scritti. Nicola nasce in Francia nel 1614, in un piccolo villaggio della Lorena. A 18 anni, nell’inverno del 1632, è molto colpito da un albero spoglio che sembrava morto. Certo si sarebbe presto caricato di foglie, fiori e frutti, ma quale potenza di Dio si sarebbe manifestava nel ritorno della vita! Questo pensiero non l’avrebbe più lasciato. Parte come soldato e combatte nella guerra dei Trent’anni tra Francia e Inghilterra. Una lunga guerra in cui si intrecciano questioni religiose, politiche ed economiche. Ferito nel 1635, è costretto a ritornare al suo villaggio. Animato da un forte desiderio di capire a cosa era chiamato fa alcuni tentativi ma alla fine chiede di entrare come frate converso nel convento dei Carmelitani Scalzi di Parigi. Prende il nome di fra Lorenzo della Risurrezione e viene destinato alla cucina: tra le pentole riconosce e approfondisce la ricerca di Dio, lasciando a Lui il compimento della sua vita. Da quel momento prova una grande pace. Come l’albero spoglio che torna a fiorire, la sua pacatezza e il suo sorriso, insieme alla sua saggezza, lo rendono punto di riferimento per molte persone, anche fuori dal convento: a tutti insegna la pratica della vicinanza di Dio. Quando le conseguenze delle ferite contratte in guerra non gli permettono più di stare in piedi, si occupa della calzoleria, creando o riparando i sandali per i confratelli. Muore il 12 febbraio del 1691. Di lui restano poche lettere scritte per rispondere a chi gli confidava le proprie sofferenze, dialoghi e massime spirituali e altre parti raccolte da un biografo. Nelle sue parole emerge l’esperienza della vicinanza di Dio: “Dio sa molto bene ciò di cui abbiamo bisogno e tutto ciò che Lui fa è per il nostro bene. Se sapessimo quanto ci ama, saremmo pronti a ricevere dalle sue mani, allo stesso modo, il dolce e l’amaro e anche le cose più dolorose e più dure ci diventerebbero dolci e piacevoli.” In una massima spirituale scrive: “Egli non ci chiede grandi cose: un piccolo ricordo di tanto in tanto, una breve adorazione, chiedergli la Sua grazia, offrirgli le proprie pene, ringraziarlo per le grazie concesse e che continua a concedere; (…) non è necessario stare sempre in chiesa per essere con Dio. Possiamo fare del nostro cuore un oratorio nel quale ritirarci di tanto in tanto per dialogare con Lui, dolcemente, umilmente e amorosamente.”
La pratica della presenza di Dio: Fra Lorenzo della Risurrezione
di Ileana

