Incontro con un amico siriano
La Siria è uno stato del Medio Oriente con capitale Damasco e Aleppo è la seconda città più importante. Lì ha studiato il nostro amico laureandosi in Scienze Matematiche. Lo abbiamo incontrato giovedì 29 maggio per ascoltare la sua esperienza. Nel 2011, la sanguinosa guerra tra l’esercito del dittatore Bashar al-Assad e i gruppi di ribelli, che si erano armati e avevano costituito l’Esercito Siriano libero, aveva coinvolto Russia, Iran, Hezbollah, a fianco di al-Assad e Turchia e Qatar a fianco dei ribelli. La guerra e le conseguenti sanzioni internazionali hanno costretto un quarto dei siriani ad abbandonare la Siria, distrutta e affamata. Dopo un periodo di ripresa del controllo da parte del governo, nel 2024 le forze dell’opposizione hanno sconfitto il regime di al-Assad. Dieci anni fa, anche il nostro amico ha lasciato la Siria ed è stato accolto da una famiglia di Bienate. Nel suo racconto emerge l’eco del dolore della perdita, in questi ultimi anni, dei genitori, degli amici, della casa occupata da islamici. Nel quartiere a maggioranza cattolica di Aleppo è cresciuto nella libertà di testimoniare la fede, di partecipare alle iniziative della parrocchia, in particolare al coro. Ha stretto amicizia con giovani musulmani, in un rapporto di reciproco rispetto. Tuttavia oggi la libertà di esprimersi, di lavorare, di camminare per strada e anche di vestire, dipende dal gruppo di ribelli che ha potere in quella zona. Nel tempo, anche tanti cattolici di Aleppo sono fuggiti cercando sicurezza per la loro vita, lavoro e libertà per le loro famiglie. Nella situazione attuale di grande incertezza, anche il Papa e i suoi ministri mostrano preoccupazione per il destino della presenza dei cristiani in Medio Oriente. Il cardinal Pizzaballa a Gerusalemme, durante la veglia pasquale, ha ribadito: “Continuiamo a fondare la nostra speranza nelle scelte della politica, della società e anche della vita religiosa. Ci rinchiudiamo (per paura) dentro i piccoli orizzonti di sempre, incapaci di generare vita, di creare bellezza.” Riferendosi alle parole dei suoi predecessori, il Papa Leone XIV, ai partecipanti al Giubileo delle Chiese Orientali, ha detto: “La Chiesa ha bisogno di voi. (…) Nelle vostre spiritualità il senso drammatico della miseria umana si fonde con lo stupore per la misericordia Divina. Chi più di voi può cantare parole di speranza, nell’abisso della violenza? Chi più di voi che conoscete da vicino gli orrori della guerra? (…) Su tutto questo orrore, sui massacri di tante giovani vite si staglia un appello, non tanto quello del Papa ma di Cristo che ripete: Pace a voi!”
