Semi di speranza

La mamma dei migranti e il cappellano del carcere

Un treno con 120 vagoni, detto “La bestia”, attraversa il Messico dal confine del Guatemala fino alla frontiera con gli Stati Uniti e attraversa un paesino, La Patrona, in onore della Vergine di Guadalupe. Centinaia di persone da El Salvador, Honduras e Guatemala affrontano il viaggio aggrappandosi ai vagoni e rischiando la vita pur di fuggire da povertà e violenza dei narcotrafficanti. Trent’anni fa, Leonila Vázquez Alvízar, detta Doña Leo, risponde alle urla disperate dei migranti che dal treno chiedono acqua e cibo. Nei giorni successivi, si unisce a lei un gruppo di donne cattoliche, detto Las patrones. Qualche mese dopo, le patrones, visto il grande bisogno, formano una cucina comune con oltre 800 pasti al giorno. Il loro gesto si diffonde in ogni parte del Messico: i supermercati donano le eccedenze di giornata; semplici famiglie preparano tartillas e fagioli. Doña Leo è morta il 13 aprile scorso a 89 anni. In occasione dei premi ricevuti, a chi le chiedeva il motivo del suo impegno diceva: “In quei ragazzi vediamo i nostri figli, i nostri nipoti. Come possiamo restare indifferenti?”. E le patronas: “Come donne di fede, vogliamo essere grate a Dio per ciò che ci ha donato. E restituirlo. Vedere la speranza che nasce in loro quando ricevono il cibo è ciò che ci spinge a prepararlo da oltre 20 anni”. Si può sperare per una promessa, o come diceva Peguy, “per sperare bisogna aver ricevuto una grande grazia”. Per questo il nome della speranza è Gesù: non ci ha promesso una vita senza problemi, ma una vita in compagnia dello Spirito Santo, che ispira “azioni eroiche”. Nel carcere di Busto Arsizio, Don David Maria Riboldi, cappellano e vicario a Sant’Anna, ha fondato nel 2019 la cooperativa sociale La Valle di Ezechiele. L’iniziativa offre opportunità di lavoro e reinserimento sociale a detenuti ed ex detenuti, trasformando la pena in un percorso di cura e riscatto. Ispirata alla visione biblica del profeta Ezechiele, della rinascita di ossa aride in esseri viventi, la cooperativa ha coinvolto oltre venti persone in lavori come la digitalizzazione di archivi, la logistica e la creazione di cesti natalizi con prodotti realizzati in diverse carceri italiane. Le migliaia di cesti venduti, oltre al fatto economico, hanno contribuito a ridurre il tasso di recidiva tra i detenuti. Nel 2023, è nata l’associazione di volontariato La Valle di Ezechiele OdV, presieduta da Stefano Binda, ex detenuto assolto dopo anni di ingiusta detenzione. Durante la sua detenzione, Binda si era già impegnato a sostenere i compagni detenuti e oggi continua questo compito attraverso l’associazione. Attraverso ulteriori progetti, La Valle di Ezechiele dimostra che la fiducia e il lavoro possono essere strumenti potenti di cambiamento e speranza. Come afferma Don David: “La pena come cura, non come vendetta. Una cura che salva insieme il colpevole e la città”.

Don David sarà tra noi nella chiesa di Magnago il 4 giugno alle ore 21