Perché la «missione digitale» può essere un nuovo ministero

di Lucio e Lorenza

L’esperienza spagnola di «iMisión», movimento ecclesiale online fondato da una religiosa, suor Xyskia Valladares, religiosa della Purezza di Maria Santissima, di origine nicaraguense, ma residente in Spagna, ha dato l’avvio a una profonda riflessione sull’evangelizzazione attraverso i social media. La prima volta che mi sono occupato di “missione” nell’ambiente digitale è stato nel 2008: anche se i social network si trovavano appena agli albori e il dibattito in rete si svolgeva sui blog e sulle chat, erano già visibili – anche da parte di soggetti di dichiarata ispirazione cristiana – manifestazioni di violenza verbale che, di lì a poco, avrebbero seriamente impegnato gli analisti della rete. Così, in un racconto di fantasia poi confluito nel libro Un cristiano piccolo piccolo (Edb, Bologna 2010), immaginai che una giovane suora si desse il compito (la “missione”, appunto) di frequentare la blogosfera ecclesiale per portare pace nelle contese tra opposte fazioni, ricordando ai litiganti online che segni distintivi dei cristiani nel mondo sono la mitezza e l’amore reciproco e che il mondo digitale non fa eccezione.

Il racconto fu apprezzato da un giornalista religioso di chiara fama come Luigi Accattoli, che da qualche anno stava sperimentando questo tipo di comunicazione. Alcuni anni dopo pubblicò contributi su «comunicazione della Chiesa e social media», resi durante il periodico Seminario professionale sugli uffici di comunicazione della Chiesa organizzato dalla Pontificia Università della Santa Croce.

La realtà, come spesso accade nell’ambiente digitale, aveva superato la fantasia: nel 2012 suor Xyskia Valladares, aveva fondato un movimento ecclesiale digitale i cui membri condividono la stessa vocazione: “evangelizzare in Internet”. La missione digitaleguarda in generale all’evangelizzazione tramite i social network. Allo scopo, iMisión organizza corsi online ed eventi annuali “in presenza” e “a distanza”, gratificati nel 2019 da un videomessaggio in cui papa Francesco riconosce i partecipanti come «missionari digitali». Nell’estate 2022 è direttamente la Santa Sede (Segreteria generale del Sinodo e Dicastero per la comunicazione) a puntare sull’esistenza dei «missionari digitali» diversamente non coinvolti dalle modalità territoriali (diocesi, parrocchie) sino ad allora utilizzate. L’iniziativa si chiama “La Chiesa ti ascolta” e consiste nel chiedere a cristiani attivi e popolari nell’ambiente digitale di condividere con i loro follower un questionario in tema di fede cristiana e Chiesa. Viene coinvolta suor Valladares, di iMisión – che a luglio 2023 papa Francesco ha poi nominato membro del Sinodo, con diritto di voto. La rete di 244 influencer che si mette all’opera è ben più vasta, giacché copre 7 lingue e 115 paesi; con l’obbiettivo che quello di “missionario digitale” sia riconosciuto come un ministero. La Santa Sede è favorevole a questa possibilità. Alla presentazione in Sala stampa vaticana della tappa continentale del Sinodo 2021-2024, c’è mons. Lucio Adrián Ruiz, segretario del Dicastero per la comunicazione, che fa il suo intervento su ciò che definisce “Sinodo digitale”, precisando che «è lo stesso Sinodo della Chiesa, con la stessa metodologia del resto della Chiesa, ma svolto negli “spazi digitali”», e che è stato realizzato finora «dal popolo di Dio presente nelle reti».

Il 29 maggio, la sottosegretaria della Segreteria generale del Sinodo suor Nathalie Becquart, afferma che la «cultura digitale “chiama” la sinodalità».

La Chiesa sta scoprendo INTERNET come luogo di evangelizzazione.