«Quem pastores laudavere, quibus angeli dixere, absit vobis jam timere, natus est rex gloriæ».
Andarono a lodarlo i pastori a cui gli angeli avevano annunciato: “Non abbiate più timore, è nato il Re della Gloria!”
Inizia così un canto tradizionale natalizio del XV secolo scritto da un autore anonimo boemo. La melodia è stata invece scritta in Breslavia nel XVI secolo e arrangiata da vari musicisti, tra i quali Michael Praetorius, compositore di musica sacra di grande pregio.
Questo canto è noto anche con il titolo Gloria in cielo, col testo italiano scritto da don Francesco Filisetti (1929-2014), sacerdote svizzero autore di diversi canti liturgici. In questa versione, dopo due strofe dedicate alla nascita di Gesù, la terza dice: «Lo stupore dei pastori guarda un bimbo nella stalla: il Signore dei signori come noi è povero».
I due testi riprendono il Vangelo di Luca (Lc 2,8-20) che leggeremo nella Messa di Natale.
Nell’immagine d’esempio, una miniatura di un libro conservato al Monte Athos (Grecia), vediamo due pastori sulla destra, vestiti con la tunica corta, attributo del basso ceto sociale, che ascoltano l’annuncio dell’elegante angelo.
Nelle icone della Natività in cui sono presenti i pastori, ce ne possono essere uno, due o tre. Se sono tre, sono di età diversa: un anziano, un adulto e un giovane.
L’anziano si appoggia a un bastone e si trova vicino agli altri pastori oppure vicino a Giuseppe. Il giovane talvolta suona un flauto e pare danzare di gioia.
Possiamo immaginare di udire la semplice melodia dei flauti dei pastori che si unisce a quella angelica in un unico canto corale di gioiosa lode.
I pastori emozionati e stupiti, sono i primi testimoni della nascita del figlio di Dio e l’umiltà del loro cuore li renderà capaci di annunciare a tutti la buona novella.
Dall’omelia della Messa di mezzanotte del Natale del Signore del 24 dicembre 2006 di papa Benedetto XVI:
«Così, per i Padri, la mangiatoia degli animali è diventata il simbolo dell’altare, sul quale giace il Pane che è Cristo stesso: il vero cibo per i nostri cuori. E vediamo ancora una volta, come Egli si sia fatto piccolo: nell’umile apparenza dell’ostia, di un pezzettino di pane, Egli ci dona sé stesso.
Di tutto ciò parla il segno che fu dato ai pastori e che vien dato a noi: il bambino che ci è stato donato; il bambino in cui Dio si è fatto piccolo per noi. Preghiamo il Signore di donarci la grazia di guardare in questa notte il presepe con la semplicità dei pastori per ricevere così la gioia con la quale essi tornarono a casa. Preghiamolo di darci l’umiltà e la fede con cui san Giuseppe guardò il bambino che Maria aveva concepito dallo Spirito Santo. Preghiamo che ci doni di guardarlo con quell’amore, con cui Maria l’ha osservato.E preghiamo che così la luce, che i pastori videro, illumini anche noi e che si compia in tutto il mondo ciò che gli angeli cantarono in quella notte: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama. Amen!».
