Un atto eroico di tutti i giorni
La speranza è la virtù teologale cardine di questo Giubileo: non un mero ottimismo o una florida previsione umana, nonostante, un pensiero positivo sia già un atteggiamento aperto verso il bene. Vedere il “bicchiere mezzo pieno” non basta per praticare la speranza. Purtroppo il mondo appare una polveriera; le relazioni umane naufragano spesso e facilmente; in tantissime persone abitano solo speranze spezzate.
La bolla di indizione del Giubileo recita questo: “LA SPERANZA NON DELUDE”. Quale speranza infondo a tutta l’umanità più bisognosa e sofferente? Quali parole di speranza, di fronte alla loro estrema difficoltà di affrontare quotidianamente la vita? Papa Francesco afferma che la cura è un inno alla dignità umana, che richiede la coralità della società intera. Ad esempio:
“Segni di speranza andranno offerti agli ammalati, che si trovano a casa o in ospedale. Le loro sofferenze possano trovare sollievo nella vicinanza di persone che li visitano e nell’affetto che ricevono”.
Giovanni Paolo I suggerisce di applicare ciò che S. Paolo disse di Abramo “Credette sperando contro ogni speranza”, perché Abramo si è ancorato alle verità di Dio. Dio ama ciascuno immensamente, è fedele alle sue promesse e accende la fiducia, per cui ciascuno non può sentirsi solo, inutile e abbandonato. Rinnovare la propria vita con l’aiuto di Dio è la coraggiosa capacità di convertire la disperazione e la paura in speranza. San Francesco è la Speranza: contro ogni omologazione secolare e ogni logica umana lui riporta alla certezza, cioè alla speranza, della vita eterna.
Ci adoperiamo per stare bene, qui sulla Terra, ma nel contempo pensiamo di assumere le promesse del Signore come nostre, di desiderarle, di ottenerle con le buone opere, con piccoli gesti quotidiani nei nostri luoghi di vita. Da una parte chi apre il cuore alla speranza e l’ascolta; dall’altra chi è portatore di speranza e divulga il bene e il bello come certezze che accadrà una rinascita. La Risurrezione di Nostro Signore Gesù è la partenza della Speranza. Momenti belli e brutti della vita vanno vissuti insieme affinché si realizzi la vita stessa; ma in questo pellegrinaggio abbiamo la certezza di camminare con a capo la croce, che è sofferenza e rinascita, di essere ancorati a Gesù, presenza viva che ci invade totalmente e di essere guidati dal soffio soave e leggero dello Spirito Santo, che direziona la vela e conduce in porti sicuri. Gesù insegna la speranza con i gesti prima ancora che con le parole.
Pensiamo a Maria sotto la croce e ai discepoli terrorizzati che si sentono abbandonati e si nascondono nel cenacolo. Incontrando concretamente di nuovo Gesù hanno tutti riacceso la speranza e la gioia, hanno concepito quel momento presente come l’opportunità di essere lieta novella, novità, cambiamento, hanno abbracciato il loro ruolo nel mondo, senza rimandare.

