La Festa della Presentazione del Signore

Quaranta giorni dopo il Natale, la Chiesa celebra la festa della Presentazione del Signore, evento di cui parla l’evangelista Luca al capitolo 2: “Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore”. La Presentazione del Signore è il compimento di un percorso iniziato la notte di Natale, continuato nella festa dell’Epifania con la “stella” che ha guidato i magi, e che termina, appunto, nella piccola “epifania” avvenuta al Tempio, crocevia tra il Natale e la Pasqua, manifestazione del Cristo che viene come luce di salvezza per questo mondo, salvezza che però necessiterà del Suo sacrificio fino alla Croce. In Oriente la celebrazione di questa festa risale al IV secolo e dal 450 viene chiamata “Festa dell’Incontro”, perché Gesù “incontra” il tempio e i suoi sacerdoti, ma anche Simeone e Anna, figure del popolo di Dio. Intorno alla metà del V secolo, troviamo la festa anche a Roma. Nel tempo, si aggiungerà a questa festa la benedizione delle candele, a richiamare Gesù “Luce delle genti”. Va ricordato che prima della riforma liturgica del 1969 la festa era chiamata “Purificazione della Beata Vergine Maria”, denominazione mantenuta nella forma straordinaria del rito romano, che mette in risalto la totale obbedienza di Maria alla Volontà divina (Lei, l’Immacolata e Tutta Santa, in cui non vi era nulla da purificare, ma che da umile figlia d’Israele osservava la legge mosaica) fino all’offerta del suo amatissimo Gesù. I due titoli della celebrazione si illuminano perciò a vicenda e ricordano ancora una volta l’inestricabile legame tra i misteri del Figlio e della Madre. La presentazione di Gesù al Tempio è più un mistero doloroso che gaudioso. Maria “presenta” a Dio il figlio Gesù, glielo “offre”. Ora, ogni offerta è una rinuncia. Comincia il mistero della sofferenza di Maria, che raggiungerà il culmine ai piedi della croce. La croce è la spada che trapasserà la sua anima. Ogni primogenito ebreo era il segno permanente e il memoriale quotidiano della “liberazione” dalla grande schiavitù: i primogeniti in Egitto erano stati risparmiati. Gesù, però, il Primogenito per eccellenza, non sarà “risparmiato”, ma col suo sangue porterà la nuova e definitiva liberazione. Il gesto di Maria che “offre” si traduce in gesto liturgico in ogni nostra Eucaristia. Quando il pane e il vino – frutti della terra e del lavoro dell’uomo – ci vengono ridonati come Corpo e Sangue di Cristo, anche noi siamo nella pace del Signore, poiché contempliamo la sua salvezza e viviamo nell’attesa della sua “venuta”.