Dio ama le domande, fatte e ricevute…

Questa volta ad attirare la mia attenzione è il titolo di un libro che mi è capitato tra le mani in questi giorni. “Domande di Dio domande a Dio. In dialogo con la Bibbia.” Il testo non ho ancora cominciato a leggerlo perché mi sono soffermato sull’interessante prefazione che porta la firma di Papa Francesco.

Chi di noi non si è posto delle domande alle quali spesso non riesce a dare delle risposte? Ho sempre pensato che troppe domande non fanno altro che alimentare dubbi, ma mi sono reso conto che questo non corrisponde sempre alla verità. Spesso infatti il modo più semplice per trovare buone risposte e farsi buone domande. Le domande sono strumenti potenti perché hanno la capacità di cambiare noi stessi e il mondo che ci circonda: possono risolvere problemi, costruire relazioni e generare azioni significative. Nella prefazione di cui vi parlavo, Papa Francesco ci invita a non adagiarci pensando di avere in tasca la verità. Lo fa guardando a Gesù, a come Egli concretamente si è posto con tutti quelli che ha incontrato e come continua a farlo con noi oggi attraverso la Sua Presenza e la Sua Parola. “Gesù faceva domande. Una delle sue prime frasi, secondo il Vangelo di Giovanni, è stato l’interrogativo «Che cercate?» rivolto ai due discepoli del Battista che lo seguivano. In base all’evangelista Luca, la prima parola di Gesù era stata proprio una domanda ai suoi genitori: «Perché mi cercavate?». E sulla croce, al termine della sua vita terrena, si è rivolto al Padre con un quesito: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Nondimeno, risorto dai morti, si è presentato a Maria Maddalena con un doppio, diretto interrogativo: «Donna perché piangi? Chi cerchi?». Gesù amava fare domande. Perché amava dialogare con gli uomini e le donne del suo tempo che si affollavano intorno a Lui. Quanti lo ascoltavano capivano che il Suo interloquire non era una messa in scena retorica, ma un appello al proprio cuore, un modo per interpellare l’interiorità di ciascuno. La domanda è un gesto umano, umanissimo: fa trasparire il desiderio di conoscere e di sapere. Chi fa domande non si accontenta. Chi pone questioni è animato da un’inquietudine che brilla come sintomo di vitalità. I cuori adagiati non fanno domande. Chi ha risposte su tutto non si pone in questione su niente. Pensare di avere in tasca la verità come si tiene in tasca una penna pronta all’uso. La ricerca e il desiderio si concretizzano nel fare domande, nell’avere domande, nell’ascoltare le domande degli altri. Lo sappiamo bene: la filosofia è nata dai grandi interrogativi dell’esistenza: «Chi sono io?», «Perché c’è qualcosa e non il nulla?», «Da dove vengo?», «Verso dove va la mia vita?». È per questo motivo che il cristianesimo si è sempre posto vicino a chi si interroga, perché – ne sono convinto – Dio ama le domande, le ama davvero. Penso che ami più le domande delle risposte. Perché le risposte sono chiuse, le domande rimangono aperte. Gesù interpella i suoi: «Chi dite che io sia?». E infine provoca Pietro: «Mi ami più di costoro?». Ecco, fare domande significa rimanere aperti ad accogliere qualcosa che ci può trascendere. Dare solo risposte vuol dire restare ancorati alla propria visione delle cose. C’è chi fa domande per mettere in difficoltà l’interlocutore e chi invece, come un bambino che si rivolge ai suoi genitori, si pone sinceramente in ascolto dell’interlocutore, sapendo di non sapere. La Parola di Dio è su questo una grande maestra, perché – come afferma S. Paolo – è una lama a doppio taglio e svela la verità del cuore.”

Le domande sono una diretta conseguenza del desiderio che ci spinge alla ricerca della felicità. Non smettiamo di farcele e di farle a chi riteniamo possa aiutarci nel cammino della vita.