Orientare le vele

Prendersi Cura…

“Ti salverò da ogni malinconia perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te io si, che avrò cura di te”

Cantava così Franco Battiato in una delle sue canzoni più conosciute, dove la cura rappresenta una dichiarazione d’intenti nei riguardi dell’essere umano. Alla tensione verso l’Amato, “La Cura” aggiunge il desiderio di fargli del bene, di proteggerlo di prendersene cura appunto.

Cosa si può desiderare maggiormente quando si ama, del preservare quel qualcuno da tutto ciò che per lui può essere un male?

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“Il Segno”

La parola segno in qualche modo mi ha sempre provocato, sono infatti convinto che l’uomo abbia bisogno di segni che lo aiutino a comprendere perché le cose accadono.

I segni sono sempre qualcosa di concreto che ci spingono a guardare oltre, a scoprire il significato delle cose, sono qualcosa che in qualche modo ci rinviano ad un contenuto.

Una domenica di novembre, chiacchierando in oratorio con alcuni papà, concordavamo sul fatto che per Natale sarebbe stato bello costruire un presepe sulla piazza del paese, affinché chiunque passasse, venisse richiamato dal fatto che col Natale di Gesù, qualcosa di grande è accaduto e che questo fatto, per chi crede, ha cambiato la Storia.

Da questo momento infatti si comincia ad ordinare la numerazione degli anni, prima e dopo la nascita di Cristo, quasi ad indicare che più nulla sarebbe stato uguale a prima.

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Ac-cor-darsi

La convivialità delle differenze

Ormai si è avviato il percorso delle commissioni che si propongono di individuare le linee guida per la stesura del Progetto Pastorale della nostra Comunità.

Questa proposta, all’inizio non mi ha entusiasmato, ho pensato che altri avrebbero intrapreso questo cammino al mio posto ed ho cercato delle giustificazioni per non farne parte: altre sere impegnate, queste riunioni non portano a nulla di concreto, saranno più le cose che ci dividono che quelle che ci uniscono, partendo da posizioni diverse sarà difficile arrivare ad una sintesi condivisa e così via… Con questo spirito mi sono presentato la prima sera, più per dovere che per convinzione, ma subito mi sono reso conto che la ricchezza generata da un confronto costruttivo sulla Fede e sulle motivazioni che ci spingono ad Annunciare e Testimoniare l’Amore del Signore è un dono veramente inaspettato e soprattutto che il contributo di ciascuno è davvero unico necessario ed insostituibile.

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L’ombrello rosso…

Spesso sentiamo parlare di Fede, le scritture ce ne parlano, anche nella vita di tutti giorni abbiamo spesso a che fare con la Fede, ma che cos’è la Fede? Come la definiresti? E soprattutto che cosa c’entra con la nostra vita?

Papa Francesco ne ha parlato più volte nelle catechesi e nelle omelie a casa Santa Marta dicendo:

“Nel Vangelo di Marco si narra della guarigione del paralitico a Cafarnao, tanta era la gente davanti alla casa dove si trovava Gesù che dovettero scoperchiare il tetto e calare il lettuccio su cui si trovava l’infermo, avevano Fede, la stessa Fede di quella signora che anche in mezzo alla folla, quando Gesù andava a casa di Giairo, si è arrangiata per toccare il lembo della veste di Gesù, del manto di Gesù, per essere guarita.
La stessa Fede del centurione per la guarigione del suo servo. Una Fede forte e coraggiosa che va avanti e che ci apre il cuore trasformandoci.
La Fede è un dono di Dio che ci cambia la vita, per avere Fede devi essere in rapporto con Gesù, credendo che Egli ti sta veramente ascoltando”.

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Lo stile del volo

In questi giorni stavo riflettendo su quanto sia significativo che nella nostra Comunità Pastorale, la ripresa dell’anno sociale, sia segnata da ben due feste patronali. Questo fatto, oltre che a farci riflettere, ci da la possibilità di affidarci ai nostri santi patroni affinché possano condurci nell’Annuncio e nella Testimonianza del Vangelo in questo nuovo anno che comincia. Annunciare e Testimoniare il Vangelo può essere fatto fondamentalmente in due modi: in prima persona attraverso un incontro, oppure come Comunità attraverso dei gesti, un aspetto non esclude l’altro ma lo completa. Chi ci muove è il Signore, per questo è necessario mettersi all’ascolto della Sua Parola e lasciare che divenga la bussola che orienta il nostro agire. Non è infatti possibile Annunciare il Vangelo di Gesù senza la Testimonianza concreta della vita. Per essere credibile una Comunità deve necessariamente vivere nell’Amore reciproco, superando l’individualismo, a volte esasperato, che non ci fa accorgere di chi ci sta accanto. Una significativa immagine di Comunità è quella data da Jean Vanier che la definisce “luogo del perdono e della festa”. La Comunità infatti è luogo di incontro intorno al Signore, di comunicazione, di confronto, di accoglienza e di condivisione, in cui è possibile riconoscere la diversità dei talenti e delle storie personali, apprezzandone tanto la bellezza quanto il limite. È il luogo dove imparare a pregare vivendo l’accoglienza ed il servizio come stile di vita quotidiana, tramite la creazione di rapporti autentici tra le persone.

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La metà invisibile delle cose

L’estate è un tempo propizio per avere momenti di pausa ristoratrice, tempo in cui aumentano le possibilità di scelta nell’organizzare e vivere le proprie giornate, tempo disponibile per qualche buona lettura che possa aiutarci a dare un senso al nostro vivere quotidiano.È in questo tempo che ho letto questo scritto di Alessandro D’Avenia che desidero condividere con voi, affinchè possa suscitarvi quello che ha suscitato in me.

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Essere Padri nella Fede…

In questi giorni, il titolo di uno scritto ha attirato la mia attenzione “Servono Padri nella Fede”.

Mi sono subito chiesto chi siano i “Padri nella Fede” e perché oggi, soprattutto i giovani ne siano alla ricerca.

La parola “Servono” contenuta nel titolo, può dare l’impressione che questa tipologia di persone oggi scarseggi, ma pensandoci bene si tratta di una provocazione rivolta a ciascuno di noi. Lo scritto, a mio avviso, è interessante perché cerca di tracciarne il profilo affinchè possiamo incontrarli e lasciarci guidare, da una presenza discreta ma esigente.

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La Vera Comunità

Con l’approssimarsi della festa della nostra Comunità Pastorale, mi sono chiesto cos’è la Comunità.

Uno scritto di P. Jacques Loew mi ha subito provocato ed aiutato a chiarirne la definizione… Sono giunto alla conclusione che per capire cos’è la Comunità è necessario viverla mettendoci del proprio, non lasciando che altri lo facciano per noi chiamandocene fuori. Il Cristianesimo non lo si vive da soli, non lo si può ridurre ad una serie di regole e precetti da osservare; è Parola che diventa Vita e che in qualche modo ci Trasforma, è la Grazia di Condividere il cammino con qualcuno capace di richiamarci e nello stesso tempo aiutarci a focalizzare il nostro sguardo su Gesù. Troppo spesso, quando le cose non vanno come noi vorremmo, risulta più semplice decidere di fare un passo indietro. Quello è il momento di mettersi nuovamente in gioco, nel luogo e fra la gente che Qualcuno ci ha fatto incontrare…

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I Talenti e il Desiderio

Nel mese di gennaio abbiamo vissuto la settimana dell’educazione, un’occasione propizia per ritrovare lo slancio educativo confrontandoci come Comunità Educante sulla responsabilità dell’ Annuncio. Ciascuno di noi  infatti, nelle vesti più disparate, è chiamato in prima persona all’educazione dei ragazzi, riacquistando la consapevolezza della propria appartenenza alla Chiesa. Spesso inconsapevolmente gli adulti indirizzano i ragazzi ad assecondare i propri desideri non aiutandoli a scoprire il loro.

A tal proposito desidero condividere un interessante articolo di Alessandro D’ Avenia che riporto di seguito…

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Siamo fatti per volare…

Liberamente tratto da un racconto di Bruno Ferrero

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.”E l’altro?”chiese il re. “Mi dispiace sire, ma l’altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell’ albero su cui è stato posato il primo giorno.

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