Nel 2020 ho sentito parlare di Carlo Acutis più volte e ho sentito il desiderio di studiare e dipingere un’icona con lui.
Ho letto la sua biografia e le motivazioni per cui è stato beatificato; inoltre, ho raccolto varie immagini, come foto, icone già esistenti, quadri, ecc.
Ho poi iniziato a fare dei disegni: siccome di Carlo si conosce bene il volto, ho prima fatto un semplice ritratto a matita per cogliere le sue caratteristiche, poi l’ho ridisegnato tenendo conto che doveva essere il volto di un’icona.
Vedendo che spesso viene rappresentato con l’ostensorio in mano, inizialmente avevo pensato di fare la stessa cosa. Essendo Carlo di Milano, ho pensato di dipingere l’ostensorio del rito ambrosiano.
L’ostensorio è per ricordare il suo amore per l’Eucaristia: diceva, infatti, “più Eucaristie riceveremo e più diventeremo simili a Gesù e già su questa terra pregusteremo il Paradiso”. Oltre che la Comunione, praticava fedelmente l’Adorazione Eucaristica. Inoltre, ha studiato e raccolto informazioni sui miracoli eucaristici avvenuti in tutto il mondo che ha riportato su un suo sito internet.
Ho deciso che avrebbe avuto in mano anche il rosario, difatti Carlo sosteneva che “il Rosario è la scala più corta per salire in cielo” e considerava la recita del Rosario “l’appuntamento più galante della sua giornata“.
Successivamente mi è venuto il dubbio che, non essendo una persona consacrata, non fosse opportuno dipingerlo così in un’icona per cui, per essere certa di non fare errori, ho preferito non inserire l’ostensorio.
Poiché non mi veniva in mente come indicare l’Eucaristia, ho chiesto aiuto al sempre gentile maestro iconografo Ivan Polverari che mi ha suggerito di far sì che una mano fosse rivolta verso l’alto, dove avrei dipinto Gesù nel calice: è un tipo di rappresentazione che si usa nelle icone.
Carlo è definito “patrono di internet”: mio fratello Mattia mi ha suggerito di fare una greca di bit, cioè l’informazione più piccola dell’informatica. Negli angoli dell’icona ho quindi inserito degli 1 e 0 stilizzati.
Quando ero a buon punto, ho mostrato l’icona al maestro Ivan che mi ha segnalato che il volto non era in proporzione con il corpo: non sapendo come correggerlo mi sono bloccata. Ho tergiversato fino al settembre del 2024, quando ho capito che l’unico modo per risolvere era cancellare il volto e rifarlo.
Ho fatto anche altre correzioni e ho quindi terminato la mia icona.
Siccome l’avevo pensata per i ragazzi e le ragazze dell’oratorio, dopo la sua approvazione, ho consegnato l’icona a don Marco. Se volete vederla dal vero, la trovate quindi nella cappella dell’oratorio di Magnago.
Dipingere le icone mi avvicina a Dio perché mentre le studio, ci rifletto e le dipingo, penso a Lui: spero che, mentre osservate quest’icona, sentiate un pochino dell’amore che il Signore ha per noi.
