Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi

Nella foto presente in questa pagina vediamo il Buon Pastore, un particolare di un sarcofago del III secolo ritrovato a Roma durante degli scavi in via Salaria tra il 1870 e il 1887. Si tratta di un’immagine molto diffusa nei primi secoli del cristianesimo: era presente nelle catacombe, nei mosaici delle basiliche, sui sarcofagi, ecc. Nei secoli successivi questo tipo di rappresentazione diventa molto rara per cui non ci sono pervenute icone su tavola.Nella rappresentazione del Buon Pastore, spesso Gesù regge il bastone e ha una pecora, un agnello o un ariete sulle spalle oppure in braccio, altrimenti può essere seduto su un rilievo del terreno attorniato da pecore. In questi ultimi anni gli iconografi hanno ripreso a dipingere questa immagine rifacendosi ai modelli paleocristiani.

In un discorso del 5 novembre 2021, papa Francesco, parlando del Bel Pastore, spiega che nel Vangelo di Giovanni, l’aggettivo greco kalòs (bello) è usato esclusivamente con riferimento a Gesù e alla sua missione. Gesù dice «Io sono il bel pastore» (10,11), tradotto abitualmente in «Io sono il buon pastore». Nel Vangelo di Matteo, invece, Gesù parla della bellezza dei suoi discepoli: li invita a rendere visibile la bellezza delle loro opere come una forma di lode a Dio: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere belle e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (5,16). È la bellezza che nasce dalla radice di bontà, di verità e di giustizia che sono suoi sinonimi.

Ricordiamo il Buon Pastore nella IV domenica di Pasqua. In questa domenica si legge il Vangelo di Giovanni. Nell’anno A si leggono i versetti 10,11-18 e l’anno B i versetti 10,27-30: in questi brani, Gesù si paragona al Buon Pastore. Nell’anno C si leggono invece i versetti 15,9-17 in cui Gesù dà ai suoi discepoli il comandamento dell’amore e li chiama amici.

Per volontà di san Paolo VI, dal 1964 in questa domenica si celebra la giornata mondiale delle vocazioni.

Ognuno realizza la sua vocazione, cioè chiamata, in modo personale e originale: ognuno vive la propria fede a suo modo. Alcuni seguono la via della consacrazione per rendere presente nella Chiesa, e quindi nel mondo, l’amore del buon pastore, cioè di Gesù. C’è chi lo fa nel nascondimento della clausura, chi nella fatica della missione, ecc. Chi ci ricorda di più la figura del buon pastore che si prende cura del suo gregge sono i sacerdoti e in particolare i preti che svolgono il loro servizio nelle parrocchie e nella comunità pastorali, che hanno bisogno del nostro sostegno.

«È una realtà grande, anzi enorme, il mistero di Dio che chiama un uomo o una donna a seguirlo con cuore indiviso, e altrettanto grande è il mistero di un uomo o di una donna che risponde al Signore con generosità e totale abbandono. In effetti ogni vocazione che nasce è un autentico miracolo sorto dall’ascolto umile della Parola nella preghiera e nell’amore per Cristo e per la sua Chiesa». (Marco Navoni, L’anno liturgico ambrosiano).