Servizio

Il vincitore è colui che serve per amore

L’esperienza all’oratorio estivo è stata fonte di ispirazione della parola “SERVIZIO”, una parola ancora percepita un po’ come un incantesimo, ma che potrebbe elevarsi a scudo contro la diffidenza. Le parole, qui di seguito, sono tutte di Papa Francesco. “Gesù è il Dio dell’amore, che si umilia per raggiungere gli umili; che diventa debole per sollevare i deboli; che lavora per la pace e che è venuto per servire.”

Possiamo imparare lo stile di Dio che è “il servizio.” Come? Seguendo le orme di Gesù e accogliendo il dono del suo amore che trasforma il nostro modo di pensare.

Il servizio nasce dall’amore che non conosce confini, che non fa calcoli, che si consuma e si dona. In effetti, servire comporta gesti di attenzione, cura, tenerezza, misericordia, riflessi dell’amore di Dio e continuità dell’opera di Gesù nel mondo.

Ambizioso sarebbe “anelare al servizio, non al potere”. Non si tratta di una lista di cose da fare, come se, una volta completate, potessimo considerare il nostro turno finito; chi serve con amore non dice: “Ora tocca a qualcun’altro!” Il modo di pensare da testimoni è una scelta di cuore. Dedicarsi agli altri, perché negli altri si incontra Gesù significa chinarsi su chi ha bisogno, tendergli la mano, lavorare a fianco degli altri e stabilire con loro prima di tutto relazioni umane, di vicinanza, legami di solidarietà. Chi servire? Quanti hanno bisogno di ricevere da noi l’abbraccio concreto di Dio e non hanno da restituire: chi è ai margini, chi è trascurato, chi è piccolo, chi è povero, chi è fragile, chi si sente diverso o con disabilità. Chi è sicuro di seguire Gesù si interessa a chi ha bisogno? Intende la vita solo come ricerca di gratificazioni personali, competizione o ha la volontà di dedicare parte del suo tempo a persone che già sa non contraccambieranno mai, perché non ne hanno i mezzi, il gesto di generosità? Oppure ancora crede che servire sia primeggiare nella società come virtuoso? Qui entra in campo la figura di Maria, modello di servizio silenzioso, fedele al Signore proprio in virtù della Sua disponibilità a servire.Questo costa, perché “sa di croce”, ma la verità, che neanche immaginiamo, è che mentre crescono la cura e la disponibilità verso gli altri, si diventa più liberi, felici e davvero cristiani cioè più simili a Gesù. Più serviamo, abbracciando le difficoltà e i bisogni con tenera compassione, soprattutto di chi, come i poveri, non ha da restituirci, più scopriamo di essere a nostra volta amati e abbracciati da Dio.Il servizio è sempre un gesto di umiltà, perché chi serve non si pone al di sopra degli altri, ma si mette al loro fianco, riconoscendone la dignità e la sua stessa dipendenza da Dio. Gesù invita anche chi è investito di un’autorità a guardare gli altri, dalla propria posizione di potere, non per umiliarli, ma per risollevarli, offrendo speranza e aiuto. Papa Francesco esorta sempre a riflettere sul modo in cui si esercita una carica importante: si agisce con rispetto e generosità nel proprio ambito di responsabilità, oppure si è sgarbati perché primeggia il vanto della personale posizione? Si sta vicino alle persone più fragili, per aiutarle, rassicurarle e farle sentire all’altezza del loro compito? Per combattere la grande “tentazione dell’ipocrisia”, c’è da invocare Maria, conclude il Papa, perché con il suo aiuto si possa “fare il bene senza apparire e farlo con semplicità”.