Nel capitolo 22 del Vangelo di Matteo uno scriba, fine teologo e attento studioso, porge una domanda a Gesù: “Qual è il più grande comandamento della legge?”. Gesù rispondendo ribalta la prospettiva e parla di Amore. “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”.
È come se dicesse: non vi preoccupate di ciò che dovete o non dovete fare o fino a che punto potete o non potete osare, Amate e basta! Amate Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza; ed ancora “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. L’amore del Signore non si accontenta di obbedire ai comandamenti, ma va oltre. C’è una frase attribuita a Sant’Agostino che mi ha da sempre interrogato.
“La misura dell’Amore è Amare senza misura”. Don Tonino Bello parlando di quel “senza misura” scrive: “Vuol dire Amare senza limite. Anzi per essere più fedeli alle parole, bisognerebbe tradurlo così: Amare senza moderazione, smodatamente, sregolatamente, senza freni, senza ritegno”. Amare smisuratamente il Signore significa riconoscere il Suo volto in quello degli altri (un familiare, un amico, ma anche uno sconosciuto o addirittura un nemico) e semplicemente Amarlo!
L’Amore autentico non ha limiti né calcoli, è un Amore che si dona generosamente, senza aspettarsi nulla in cambio e senza riserve. Amare senza misura significa donarsi completamente, non avere aspettative, perdonare senza limiti, accogliere l’altro nella sua interezza. In sintesi, la misura dell’Amore è l’assenza di misura, la generosità senza limiti, la dedizione totale e incondizionata. L’Amore non è una cosa che puoi rinchiudere in una parentesi di tempo o di impegno nella vita, ma ha a che fare con tutta la nostra vita. Ci sono persone che si svegliano la mattina e vanno a lavorare onestamente facendo bene il proprio lavoro, ma è completamente diverso quando tu Ami il tuo lavoro e quello che fai lo fai con Amore. Un cristiano è vero solo quando Ama quello che fa e quando lo fa con Amore. Ma chi ci insegna ad Amare? Noi leggiamo nel Vangelo che Gesù è venuto nel mondo per dirci che siamo Amati, tanto che ha dato la vita per noi, ma anche per dirci di Amarci, di Amare noi a nostra volta. Spesso non riusciamo a fare esperienza dell’Amore di Dio perché non ci Amiamo fra noi come Gesù ci Ama.
Una simpatica leggenda orientale mi aiutato a comprendere, ve la propongo perché nella vita, la stessa situazione può essere vissuta in modo diverso e il modo in cui la viviamo fa la grande differenza…
“Un uomo chiese a Dio di visitare l’aldilà e fu esaudito. Prima visitò l’inferno. C’era una immensa tavola imbandita con abbondante qualità. Attorno sedevano persone smunte, affamate, tristi, perché obbligate a mangiare con posate lunghe due metri. Tentavano di nutrirsi, ma non ci riuscivano e questo generava rabbia, sofferenza, frustrazione, furore. Arrivato in paradiso, restò allibito. C’era la stessa tavola imbandita con le posate lunghe due metri. Però tutti erano allegri e sazi, perché ognuno si divertiva ad imboccare gli amici di fronte”.
L’inferno è l’ostinazione di non andare oltre sé stessi. Il paradiso è riservare il meglio di te a chi è il meglio per te, è Amare sin da ora senza misura.
