Magnago, terra di Missione

di Don Marco

La nostra Europa, la nostra Italia, la nostra Magnago è terra di missione!

Anche se formalmente ci definiamo un paese cattolico in realtà anche nelle nostre terre moltissime persone, soprattutto i più giovani, non credono nel Signore Gesù e sono lontani dalla Chiesa.

Il comando del Signore Risorto agli apostoli: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15), risuona ancora oggi come un appello forte che chiede a tutti coloro che credono in Gesù di testimoniare la propria fede e di condurre al Signore coloro che ancora non lo conoscono. Ciò che spinge il cristiano ad essere missionario è l’amore nei confronti del Signore; il desiderio che tutti gli uomini e le donne possano riconoscere l’amore di Dio Padre; credere in Lui e ottenere la vita eterna.

Segno evidente che la nostra terra è terra di missione è anche il fatto che ormai da alcuni anni sono più i missionari che da altri paesi vengono nella nostra diocesi rispetto ai nostri diocesani che partono per terre straniere.

Anche noi di Magnago siamo testimoni di questo fatto. Essendo sempre meno i preti diocesani il nostro vescovo ci ha inviato un prete indiano perché possa aiutare il servizio pastorale nella nostra Comunità.

Il prossimo 7 ottobre tornerà dall’India Padre George che già conosciamo perché da alcuni anni viene nel periodo estivo e durante le vacanze di Natale e di Pasqua. Egli starà con noi alcuni anni fino a quando concluderà i suoi studi. Padre George dovrà primariamente continuare e concludere i propri studi, ma si renderà anche disponibile per aiutare a livello pastorale soprattutto per le varie Celebrazioni.

La sua presenza ritengo essere una grande grazia e un grande dono del Signore. Attraverso di Lui Dio ci sta invitando a riconoscere il grande dono dell’universalità della Chiesa. Essa è il popolo di tutti i credenti in Cristo Gesù. Questa apertura all’universalità della Chiesa ci invita a vincere le nostre varie chiusure che sono una grande tentazione del Maligno. La presenza di Padre George è uno stimolo ad andare oltre i nostri piccoli recinti (fatti di gruppi, di amicizie, di parrocchie…) e a riconoscerci tutti parte di un’unica Chiesa in cammino dietro all’unico Signore che è Cristo Gesù.

La presenza di Padre George vuole essere inoltre un richiamo forte ad essere tutti noi testimoni e missionari del Vangelo come ci ricordava Papa Leone nel suo primo messaggio al mondo il giorno della sua elezione al soglio pontificio:

«Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta a ricevere come questa piazza con le braccia aperte. Tutti, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, la nostra presenza, il dialogo e l’amore».

Rendiamo grazie per il dono di Padre George e invochiamo l’aiuto del Signore per essere sempre più testimoni e missionari nella vita di ogni giorno.