L’8 ottobre, prima di lasciare Roma, ho visitato la tomba di Papa Francesco. Avevo portato con me diverse preghiere dall’India da deporre sulla sua tomba. Ogni volta che ci vado, cerco la rosa bianca sulla sua tomba e anche quel giorno, ce n’era una fresca.
La rosa bianca simboleggia Santa Teresa di Lisieux per la quale Papa Francesco nutriva una profonda devozione. Prima di essere dimesso dall’Ospedale Gemelli ricevette una rosa bianca da Lisieux, che conservò sul comodino fino alla sua morte. Dopo la sua sepoltura una rosa bianca fu deposta sulla sua tomba in segno del suo amore perenne per Santa Teresa. Quando Papa Leone XIV fu eletto e visitò la tomba di Papa Francesco, vi depose anche lui una rosa bianca fresca. Ancora oggi le Suore della Basilica continuano questa dolce tradizione, assicurandosi che una fresca rosa bianca sia presente sempre sul suo luogo di riposo.
La rosa bianca sulla tomba di Papa Francesco non solo riflette il suo legame personale con Santa Teresa, ma simboleggia anche come la sua spiritualità si armonizzasse con la sua visione della Chiesa. Attraverso il suo pontificato carismatico, Papa Francesco ha rinnovato la prospettiva spirituale e teologica della Chiesa sottolineando la misericordia, il perdono e l’amore. Vedere quella rosa bianca mi ricorda quanto profondamente la sua missione fosse intrecciata con gli insegnamenti di Santa Teresa e quanto attuale sia la sua spiritualità ai nostri giorni.
Papa Pio X definì Teresa “la più grande santa dei tempi moderni“. Questa intuizione rimane vera. Sebbene visse nella seconda metà del XIX secolo, fu una visionaria il cui insegnamento illuminò la Chiesa e continua a guidarci oggi. Teresa rifiutò l’immagine terrificante di Dio allora comune nella predicazione e rivelò il volto di un Padre misericordioso; guidò una rivoluzione silenziosa nella spiritualità esi offrì all’amore misericordioso di Dio. Voleva dimostrare che Dio non è un giudice distante da temere, ma un Padre amorevole di cui fidarsi. In un’epoca in cui la ricezione frequente dell’Eucaristia era scoraggiata, Teresa scrisse: “Non è per rimanere in un ciborio d’oro che Egli scende ogni giorno dal Cielo, ma per trovare un altro cielo: il cielo delle nostre anime“. All’epoca si insegnava che coloro che erano al di fuori della Chiesa non potevano essere salvati, eppure Teresa parlava con tenerezza della misericordia di Dio che raggiunge ogni cuore.
Oggi comprendiamo più profondamente ciò che lei intuiva: la salvezza è offerta a tutti e tutti sono chiamati alla santità. La spiritualità di Teresa ci ha insegnato a vedere Dio come un Padre misericordioso, noi stessi come Suoi figli amati e ogni essere umano come fratelli e sorelle ugualmente amati da Dio. Da allora, la spiritualità cristiana si è allontanata dall’immagine di un Dio in attesa di condannare, verso la contemplazione di un Dio che ama senza misura. Teresa è stata al centro di questa trasformazione: un movimento dalla paura alla fiducia, dal ritualismo alla relazione, dalla legge all’amore.
Papa Francesco ha portato quello stesso spirito nel nostro tempo. Incoraggiava la Chiesa a diventare il volto vivente della misericordia di Dio: una comunità fraterna, accogliente e compassionevole verso tutti. Come Teresa, insegnava che la misericordia non è debolezza, ma la forza stessa di Dio; che il vero potere della Chiesa non risiede nell’autorità, ma nella tenerezza.
La rosa bianca posta sul marmo che reca il nome Franciscus ci ricorda che la spiritualità di Teresa – e il messaggio di Francesco – hanno ancora molto da dire al nostro mondo. E finché quella rosa bianca fiorirà, la misericordia continuerà a parlare.
