Calamita la mia attenzione la frase di un sacerdote, ospite in una trasmissione televisiva, che asserisce fondamentale e significativa la scelta del Conclave di un agonistiano come Papa Leone XIV. Agostino rappresenta il coraggio di aver accolto la Grazia di orientarsi verso Dio, dopo aver scelto, a lungo, una vita dissoluta. Quindi sulle Opere di Misericordia ho cercato appoggio proprio al Santo. Sant’Agostino ci erudisce in merito: “Tu dai del pane a chi ha fame; daglielo con la partecipazione del cuore, non con noncuranza, per non trattare come un cane l’uomo a te simile. Quando, dunque, compi un atto di misericordia comportati così: se porgi un pane, cerca di essere partecipe della pena di chi ha fame; se dai da bere, partecipa alla pena di chi ha sete; se dai un vestito, condividi la pena di chi non ha vestiti; se dai ospitalità condividi la pena di chi è pellegrino; se visiti un infermo quella di chi ha una malattia; se vai a un funerale ti dispiaccia del morto e se metti pace fra i litiganti pensa all’affanno di chi ha una contesa. Se amiamo Dio e il prossimo non possiamo fare queste cose senza una pena nel cuore: queste sono le opere buone. La parola “Misericordia” deriva il suo nome dal dolore per il “misero”; è in questi termini: miseria e cuore. Quando il tuo cuore è toccato dalla miseria altrui, allora quella è misericordia”. Anche il Cardinal Ravasi eleva l’offerta del gesto generoso. lI Giudice Divino dichiara: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». Significativo è il fatto che non necessariamente queste persone sapevano che in quegli infelici era presente Cristo stesso. Il loro atto umano di amore misericordioso si trasformava in cristologico, da gesto di solidarietà si trasfigurava in atto di fede. Ancora Sant’Agostino: “Mentre ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà.”
Una non insolita metafora, sempre dall’eccelsa mente del Santo, ci spinge a capire che il peso di semplici gesti d’aiuto sono supportati e alleggeriti dalla fede. “L’asprezza dell’inverno non distoglie il contadino sollecito dal gettare nella terra il frutto selezionato con tanta fatica. La fede che la messe spunterà, scuote la pigrizia. Non raccoglie già ora i frutti, ma la fede accende la speranza ed il contadino è sicuro di poter raccogliere dei frutti ed è per ciò che asseconda lavoro e fatica e sopporta disagio e freddo.
Chi ha parlato di seminagione, ha promesso il raccolto: in cielo non vi saranno opere di misericordia”. Quando semini, poiché fai un’opera di misericordia, se sei partecipe del dolore di colui che ne è l’oggetto, semini tra le lacrime. Tuttavia, raggiunto il nostro fine, non ci sarà più bisogno di questa seminagione di misericordia; perché in quel regno non ci saranno degli infelici che come qui hanno sofferto angustie. Nel luogo della ricompensa infatti, a chi porgi il pane se nessuno ha fame? Quale nudità potrai rivestire se tutti sono vestiti d’immortalità? A chi dai ospitalità se tutti vivono nella loro patria? Quali i malati da visitare se c’è eterna salute? Quali morti da seppellire lì dove si vive eternamente? Quali litigiosi puoi mettere d’accordo lì dove ha raggiunto pienezza quella pace che qui viene promessa? Dunque in cielo non ci saranno opere di misericordia.
