“L’interiorità”, l’insegnamento di Agostino

Contrapposto alla fugacità del mondo materiale e corporeo c’è il percorso che implica un “rientrare in se stessi” per volgere lo sguardo dall’esterno verso l’interno, dove si trova la vera essenza dell’essere, l’anima fatta a immagine di Dio. Il ritorno interiore è un processo di introspezione per valutare le cose più essenziali della vita. L’anima è vista come una “trinità” umana, memoria, intelligenza, volontà che anela a Dio, perché è fatta a Sua immagine e somiglianza. Esiste una lotta interiore tra l’uomo “vecchio” e l’uomo “nuovo“: è una scelta tra l’essere e la mancanza di essere, in quanto verità che coincide con l’amore e l’eternità in Dio. Il corpo, a cui si attribuisce il ruolo di àncora alla vita terrena, non è un potenziale allontanamento da Dio, se riesce a dare spazio alla vita spirituale: quella capacità di guardarsi dentro, di esaminare i propri sentimenti, le proprie emozioni, i movimenti del cuore, ansie e angosce, gioie e sogni, aneliti e affanni. Sant’Agostino intraprende un viaggio dentro di sé che conduce a Dio. Per Agostino la meta è Dio, l’uomo è proteso verso il suo Creatore e tutta la sua esistenza è una continua inquieta ricerca. Non a caso Leone XIV nella messa per l’inizio del suo ministero petrino, il 18 maggio scorso, apre l’omelia con il celebre incipit delle Confessioni: «Ci hai fatti per Te e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te». Sollecita, così, ad approfondire la relazione uomo-Dio, a conoscere Gesù esortando a ripartire da sé stessi, per «un quotidiano cammino di conversione», avvertendo che Gesù, apprezzato come uomo, non va ridotto solamente a una specie di leader carismatico o superuomo, ma elevato a Colui che alimenta il rapporto col Padre nostro. Costantemente con lo sguardo rivolto all’epoca contemporanea, Leone XIV fa notare, che «il nostro è un tempo caratterizzato da una crescente ricerca di spiritualità, riscontrabile soprattutto nei giovani, desiderosi di relazioni autentiche e di maestri di vita». Invita «a guardare nel proprio cuore, a riconoscere che Dio è presente in molti modi diversi» ci cerca, ci chiama e ci invita «a conoscere suo Figlio Gesù Cristo, attraverso le Scritture, a scoprire quanto è importante per ognuno di noi prestare attenzione alla presenza di Dio nel nostro cuore, a quel desiderio di amore nella nostra vita, per cercare veramente e per trovare i modi in cui possiamo fare qualcosa con la nostra vita per servire gli altri». L’esempio lo offre il lavoro introspettivo di Sant’Agostino, che cercando di capire il senso della vita, trova tutte le risposte in Dio. Il Papa prende spunto da questa analisi interiore e fa notare: “Tutti viviamo con tante domande nel nostro cuore” e Agostino parla spesso del nostro cuore:

“Questa inquietudine non è una cosa negativa e noi non dovremmo cercare modi per estinguere il fuoco, per eliminare o addirittura anestetizzarci alle tensioni che sentiamo, alle difficoltà che sperimentiamo. Dovremmo piuttosto entrare in contatto con il nostro cuore e riconoscere che Dio può operare nella nostra vita, mediante la nostra vita e, attraverso di noi, raggiungere altre persone”

Per il Pontefice agostiniano è qui la radice, semplice e unica, di ogni missione: all’origine della nostra esistenza c’è un progetto d’amore di Dio e la fede ci porta ad aprire il nostro cuore a questo mistero d’amore e a vivere come persone che si riconoscono amate da Dio. Sant’Agostino invita a ritornare al cuore, anche quello ferito, degradato o deforme, perché lì ritroviamo le tracce di Dio e la direzione della vita.. “È nell’anima umana, cioè in ciò che la nostra natura ha di migliore, razionale ed intelligente, che bisogna trovare l’immagine del Creatore”. La preghiera d’invocazione allo Spirito Santo plasma il cuore di ciascuno alla docilità, alla quiete e alla contemplazione affinchè ne faccia dono anche agli altri.