L’incontro con ben quattro “ragazzi di ieri”, Luigia Ferrario, Alberto Pastori, Antonio Rosa e Gianni Scampini ci ha consentito di scoprire il significato più autentico della funzione educativa, e non solo, svolta dall’oratorio nel corso degli ultimi decenni. Dai loro racconti, uno spontaneo e informale “amarcord” fra vecchi amici, è emerso innanzi tutto un dato molto interessante: l’oratorio esisteva già nei primi del ‘900. Una tradizione molto antica dunque, della quale Magnago e Bienate possono giustamente andar fieri.
Inizialmente l’oratorio maschile e quello femminile erano separati. Il primo, nel 1914 si trovava in via San Gaetano a fianco della chiesa di Santa Maria e solo nel 1917 venne spostato al centro di Magnago. L’oratorio femminile era situato invece presso l’asilo delle suore rosminiane, giunte a Magnago nel 1877. Nel 1968 venne aperto nel nuovo asilo, anche il nuovo oratorio femminile, a fianco di quello maschile e separato da un alto muro, che fu abbattuto solo nel 1988, quando nacque un unico oratorio, denominato “Centro culturale Ricreativo giovanile”.
Contrariamente a quello che molti ancora oggi continuano a pensare, le attività che vi venivano svolte, erano numerose e andavano ben oltre il catechismo e la preghiera. Ad esempio, chi frequentava l’oratorio aveva occasione di fare le vacanze estive in campeggio, oppure di festeggiare il capodanno e il carnevale organizzando recite e rappresentazioni teatrali. Esperienze che possono far sorridere i giovani di oggi abituati ad ogni sorta di svago, ma per quelli di pochi decenni fa erano veri e propri privilegi e occasioni da non perdere.
Tutti hanno ricordato inoltre, le visite alle case di riposo per anziani come quella di Turbigo, la veglia missionaria, le visite in Duomo e allo stadio di San Siro a Milano e i pellegrinaggi. Molto amate e attese erano poi le attività ricreative del giovedì, giorno in cui non si andava a scuola e i ragazzi in oratorio potevano dedicarsi al “traforo”, una sorta di intaglio su legno, mentre le ragazze imparavano la non semplice arte del tombolo sotto l’esperta guida di suor Sigismonda. Sia i ragazzi che le ragazze inoltre, avevano occasione di apprendere le basi della musica e del canto e i più bravi spesso entravano a far parte della banda del paese.
Infine, dettaglio non trascurabile, la frequenza delle numerose attività dell’oratorio, specie per i giovani provenienti dai contesti familiari più modesti, era l’occasione preziosa per imparare ad esprimersi in italiano corretto e quindi un importante momento educativo finalizzato alla crescita, non solo spirituale, ma anche culturale.
Un altro aspetto sul quale tutti si sono soffermati è stato poi quello del prezioso ruolo dei coaudiutori del parroco, ai quali in passato era affidata per tradizione la delicata funzione di educatori dei ragazzi. Fra la lunga lista di religiosi che si sono susseguiti vi sono alcune figure che è doveroso ricordare.
Don Umberto Maderna presente fin dal 1914 e durante tutti gli anni della Grande Guerra (prima guerra mondiale) che fondò insieme a don Francesco Checchi il Corpo musicale di Santa Cecilia e fu importante anche dal punto di vista umano nel consolare e rassicurare le famiglie che avevano i giovani impegnati al fronte.
Don Mario Belloli che istituì la Schola cantorum e riorganizzò la compagnia teatrale, attività che al di fuori della Chiesa non erano certo accessibili a tutti i giovani di allora, ma solo a quelli delle famiglie più abbienti.
Molto attivo, seppure per breve tempo, fu don Giuseppe Cattaneo, seguito poi da don Angelo Gornati al quale, oltre alle numerose opere caritatevoli, si deve l’installazione del cinema: una rara novità per quei tempi.
Negli anni difficili della seconda guerra mondiale la figura di don Silvio Coira fu importante sia per i pochi giovani rimasti a casa, sia per i militari con i quali intrattenne una fitta corrispondenza rassicurando le famiglie. Inoltre costituì il primo nucleo di partigiani cattolici, la brigata “Alfredo di Dio” e al fine di evitare una strage fra i civili, fu mediatore con i tedeschi che avevano occupato il palazzo comunale di Magnago.
Il decennio che seguì all’immediato dopoguerra vide la presenza discreta di don Giuseppe Morandi ricordato per la sua bontà e semplicità.
Un affettuoso e bel ricordo lo hanno lasciato anche don Viniero Roncarati che organizzò le “Oratoriadi” ovvero le olimpiadi dell’oratorio, con gare di corsa, salti e calcetto. E infine il giovane diacono Paolo Pessina che fu promotore del “Giornalino dell’Oratorio feriale”.
Tutti, pur con diverse modalità, dovute sia al contesto storico-sociale, sia all’indole personale, hanno comunque lasciato una traccia importante della loro presenza sia fra i giovani sia fra l’intera popolazione locale.



