Educarsi alla bellezza

“Cantate domino canticum novum” del Salterio Inventario n. 9 del Museo Nazionale del Bargello (Firenze)

Secondo Kant (un importante filosofo, nato in Germania nel 1724), quando percepiamo che una cosa è bella, questa percezione non è data dalla sola immediata esperienza estetica, ma dalla riflessione generata dalla contemplazione che risveglia la nostra immaginazione e il nostro intelletto. Se osservo una rosa vedo la sua bellezza anche perché è il mio intelletto che ne riconosce l’armonia. In un articolo, Gianfranco Ravasi spiega che la parola bello deriva dalla parola medievale bonicello: un intreccio di bellezza e bontà. Nella Genesi c’è scritto che, dopo ogni cosa creata, «Dio vide che era tôb». Il significato di questa parola oscilla tra «buono» e «bello», per cui bontà e bellezza, etica ed estetica sono due volti della stessa realtà. Nella traduzione italiana leggiamo «Dio vide che era cosa buona». Secondo Ravasi, sarebbe altrettanto corretta, se non migliore, la versione: «Dio vide che era una cosa bella» o anche «Dio vide: era bello!». Al 167 della esortazione apostolica Evangelii gaudium c’è scritto che «Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove. In questa prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore Gesù». Annunciare Cristo lo si fa anche tramite l’arte, quindi chi si occupa di arte religiosa ha una grande responsabilità. Ha perciò il dovere di studiare, osservare, approfondire sia l’aspetto artistico che teologico, confrontarsi con gli altri tenendo in gran conto i destinatari di ciò che fa. Benedetto XVI concludeva con queste parole il suo discorso durante l’incontro con gli artisti nella Cappella Sistina il 21 novembre del 2009: «Cari Artisti, vorrei rivolgervi anch’io, come già fece il mio Predecessore, un cordiale, amichevole ed appassionato appello. Voi siete custodi della bellezza; voi avete, grazie al vostro talento, la possibilità di parlare al cuore dell’umanità, di toccare la sensibilità individuale e collettiva, di suscitare sogni e speranze, di ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno umano. Siate perciò grati dei doni ricevuti e pienamente consapevoli della grande responsabilità di comunicare la bellezza, di far comunicare nella bellezza e attraverso la bellezza! Siate anche voi, attraverso la vostra arte, annunciatori e testimoni di speranza per l’umanità! E non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi, come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia verso la Bellezza infinita! La fede non toglie nulla al vostro genio, alla vostra arte, anzi li esalta e li nutre, li incoraggia a varcare la soglia e a contemplare con occhi affascinati e commossi la méta ultima e definitiva, il sole senza tramonto che illumina e fa bello il presente».