L’essenzialità è l’ecologia del cuore

Le parole del Cardinal Ravasi: “L’essenzialità si configura come la ricerca della profondità, evitando il superfluo”. Il linguaggio moderno tende all’essenzialità, frasi brevi, che vanno al sodo. In breve, allora due gesti significativi soprattutto in Quaresima. Primo: “fare l’elemosina”. Gesù dice “mentre fai l’elemosina, la tua sinistra non sappia ciò che fa la destra”. L’elemosina non è solo il gesto caritativo, ma soprattutto è il gesto caritatevole; è un gesto di testimonianza del credente, la cui grandezza è completamente opposta all’ostentazione. Elemosina è un termine connotato da una certa pesantezza: “lasciamo cadere qualcosa…o gettiamo qualcosa…dall’alto (delle nostre possibilità), per chi non ce l’ha”. La base della parola elemosina è “Elein”, a sua volta radice del noto “Kyrie eleison”. Pertanto fare l’elemosina significa innanzitutto avere pietà, provare compassione, porsi spalla a spalla con l’altro, patire la stessa miseria ed emozione del prossimo. Si evince che i gesti elemosinieri sono anche la visita e l’assistenza ad un malato, il perdono di un’offesa, far esistere un po’ di più Dio nella routine quotidiana, essere presenti alla liturgia della messa e non accontentarsi di seguirla sullo schermo televisivo.

Secondo: “fare digiuno”. È un chiaro richiamo al valore della penitenza. Storicamente era per lo più l’astinenza dalle carni, per la propria conversione interiore; nell’accezione moderna e secolarizzata è un regime alimentare piuttosto modesto e sobrio, soprattutto in Quaresima. In questo cammino che parte dalla Quaresima che a sua volta guarda alla Pasqua di Resurrezione, il digiuno produce la “coscientizzazione”, cioè la rinuncia al necessario per vivere la dimensione del peccatore inquieto alla ricerca della conversione. Infatti questa pratica è un altro modo di cercare Dio, attraverso l’unione a Gesù penitente e solidale con l’umanità fragile in continua lotta contro male, nel deserto delle tentazioni. Qualcuno declamò “L’uomo è ciò che mangia” per cui anche risparmiare del cibo per donarlo è una motivazione caritatevole valida per fare digiuno. Il cibo è componente essenziale per la sopravvivenza, è convivialità e partecipazione in momenti capitali dell’esistenza. Ecco perché l’astinenza dal cibo diventa espressione di nudità; la riduzione di questo elemento necessario riporta a valorizzare l’essenzialità umana.

Le parole di Papa Francesco. “Per tornare all’essenzialità devono cadere: maschere, autoreferenzialità, ipocrisia, frenesia. Spogliarsi della pretesa di bastare a sé stessi, dalla smania di essere al centro, di apparire perfetti; arginare la dittatura delle agende e del superfluo. Elemosina, digiuno, preghiera, amore fraterno, non riti esteriori per rimettere un po’ a posto la propria coscienza, ma elemosina, come compassione, preghiera per dare voce al desiderio del Padre, digiuno come rinuncia gioiosa ad accumulare solo per i bisogni propri e come rinuncia a ciò che appesantisce soprattutto il cuore. Vitale, ossia essenziale, esistere grazie alla relazione e col Signore e coi fratelli.