Ritrovare se stessi per incontrare il Signore…

In questo numero della “Vela” si è scelto di parlare di Quaresima, cosa dire su questo tempo prezioso che ci introduce alla S. Pasqua?

Credo che in questo tempo ci sia chiesto di ritrovare noi stessi per incontrare il Signore, allontanando da noi tutto quello che ci impedisce di farlo.

Per aiutarci a capire, vi propongo un racconto che un amico sacerdote mi ha inviato, che non riguarda necessariamente la nostra Comunità, ma può darci uno spunto di lavoro in questo tempo di Quaresima.

«Un giovane disse al suo prete: “Non verrò più in Chiesa! Una parla male dell’altra; quello non legge bene e lo fa sempre e solo per farsi vedere; l’altro si muove come se dovesse fare tutto lui; quelli che cantano non considerano gli altri; nei banchi molti sbadigliano, qualcuno guarda il cellulare… Se poi tutto viene buttato lì in qualche modo anche da voi preti nel predicare….. Meglio starsene a casa!”.

Il parroco commentò: “Hai ragione! Però fai almeno una cosa: con un bicchiere pieno d’acqua fai tre giri della chiesa senza versare una sola goccia sul pavimento”. Il giovane pensò: “Facile!”.

Fatti tre giri, il prete gli chiese: “Hai visto chi c’era nel banco o cos’ho fatto io?”. “No!”.

“Perché eri concentrato sul bicchiere! Lo stesso vale per la nostra vita, per la fede, per noi preti. Saremmo meno raffazzonati, se fossimo più concentrati sul contenuto e su noi stessi! In Chiesa dovremmo vedere Dio, non le sbavature. Nella vita dovremmo essere attirati dal meglio, non dal peggio. A forza di accontentarci del male minore, guardando ciò che manca e ciò che fanno gli altri, abbiamo perso la capacità di volere il maggior bene possibile”. Chi esce di chiesa a causa delle persone, non vi è mai entrato per incontrare Gesù. Gesù comincia nel momento sbagliato. È il tempo della paura. Dopo l’uccisione del Battista “è rischioso esporsi, andare contro corrente”. Comincia nel luogo sbagliato. Parte dalla Galilea, zona periferica, povera, malfamata; e non da Gerusalemme, il centro religioso-politico con le garanzie dell’ufficialità e della sicurezza. Comincia con le persone sbagliate. Non passa nelle università, ma va da gente semplice, un po’ rozza magari, ma verace. Vede il peggio e il meglio e li sceglie entrambi.

Per riuscire a fare così ci vuole coraggio! “Cor-habeo” (avere cuore) è lo stile di amore che fa abbracciare l’altro tanto forte da frantumargli il passato e tanto profondamente da rimettergli insieme i pezzi rotti.

Se noi aspettiamo che arrivi nella vita il momento giusto, la condizione giusta, la persona giusta, non partiremo mai… Gesù non dà un programma teorico, ma apre un cammino da fare insieme, lento e progressivo, dove fatica, debolezza, errore, stanchezza non sono incidenti di percorso, ma sono il percorso da affrontare passo dopo passo. Sta a noi decidere di partire, prendere in mano il bicchiere e concentrarci su noi stessi. Scegliere il miglior bene possibile invece che il male minore mettendo in discussione i legami e il solito non è facile.

Pazzo non è chi butta all’aria tutto e ricomincia, ma chi resta immobile nella sua infelicità.»