Il Triduo pasquale

“Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù”

Con la Messa in Coena Domini del giovedì Santo ha inizio il Triduo pasquale, cuore di tutto l’anno liturgico, nel quale si commemorano la Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù. Il Triduo è il culmine della Settimana autentica, nome che tradizionalmente viene assegnato alla Settimana santa. Nei giorni del Triduo riviviamo lo scontro apocalittico tra vita e morte, luce e tenebre, odio e amore. E questo è un dramma sempre attuale, che riguarda ciascuno di noi, il nostro destino eterno. Anche nel dolore più grande, Cristo ci dà la certezza che, uniti a Lui, risorgeremo a vita nuova. Le testimonianze liturgiche documentano l’esistenza di un “Triduum” fin dall’inizio. Era il “Triduum crucifixi, sepulti e suscitati”, ovvero la memoria liturgica della morte, sepoltura e resurrezione di Gesù, cui s’aggiunse, intorno al IV secolo, nel contesto nativo della Chiesa di Gerusalemme, anche la “Missa in Coena Domini”. La sera del giovedì Santo, entrando nel Triduo pasquale, riviviamo la Messa in Cena Domini, cioè la Messa dove si commemora l’Ultima Cena e quanto avvenne nel Cenacolo in quel momento. È la sera in cui Cristo ha lasciato ai suoi discepoli il testamento del suo amore nell’Eucaristia, ma non come ricordo, bensì come memoriale e come sua presenza perenne. In questo Sacramento, Gesù ha sostituito la vittima sacrificale – l’agnello pasquale – con sé stesso: il suo Corpo e il suo Sangue ci liberano dalla schiavitù del peccato e della morte. E nella medesima sera ci consegnò il comandamento nuovo dell’amore che chiede di amarci facendoci servi gli uni degli altri, come ha fatto lui lavando i piedi dei discepoli. Un gesto che anticipa la sua morte in croce nel sacramento del pane e del vino mutati nel suo Corpo e nel suo Sangue. Il Venerdì Santo è giorno di penitenza, di digiuno e di preghiera. Una liturgia assai sobria ci raduna sul Calvario per commemorare la Passione e la Morte redentrice di Gesù Cristo attraverso i testi della Sacra Scrittura, in particolare la Passione secondo san Giovanni e le preghiere liturgiche. Segue il rito dell’adorazione della Croce, meditando sul cammino dell’Agnello innocente immolato per la nostra salvezza. La Veglia Pasquale, nella notte tra il sabato e la domenica il velo di mestizia, che avvolge la Chiesa per la morte e la sepoltura del Signore, viene infranto dal grido della vittoria: Cristo è risorto! Ha sconfitto per sempre la morte! E con i riti della solenne Veglia Pasquale, la gioia e la luce illuminano le nostre assemblee che in coro innalzano il canto festoso dell’Alleluia. Sarà l’incontro nella fede con Cristo risorto e la gioia pasquale si prolungherà per tutti i cinquanta giorni che seguiranno, fino alla venuta dello Spirito Santo. Colui che era stato crocifisso è risorto!