San Francesco: l’uomo nuovo che parla al nostro tempo

di Don Marco
San Francesco bacia il lebbroso
Opera di Baccio Maria Bacci (1888-1974)

Oltre ottocento anni ci separano dalla vicenda terrena di San Francesco d’Assisi eppure la sua figura continua a esercitare un fascino immutato. Perché? La risposta sta in una definizione antica, ma sempre attuale: Francesco è stato l’alter Christus, un uomo che ha assimilato la vita di Gesù a tal punto da diventarne una copia vivente. Non un personaggio fuori dal mondo, ma un “uomo nuovo” che ha saputo abitare lo spazio e il tempo che gli erano stati affidati, intercettando le crisi del suo secolo e indicando la via del Vangelo non come un peso, ma come la strada buona per essere felici.

Anche oggi, in un’epoca frammentata e spesso smarrita, Francesco si propone come un compagno di viaggio e un esempio da seguire. La sua esperienza ci suggerisce che per essere cristiani autentici oggi, capaci di gioia vera, dobbiamo riscoprire tre vie fondamentali.

La prima via è la Paternità divina: Francesco scopre di essere figlio nel momento in cui si spoglia di tutto davanti al Vescovo di Assisi, gridando: «Padre nostro che sei nei cieli». Per lui, Dio non è un giudice distante, ma un Padre tenerissimo. Riconoscere questa paternità cambia tutto: se Dio è Padre, allora l’altro non è più un rivale o un estraneo, ma un fratello. È da qui che nasce la fraternità universale di Francesco, capace di abbracciare ogni creatura. Custodire questa certezza oggi ci libera dall’ansia di dover bastare a noi stessi e ci spalanca alla fiducia.

La seconda via è la povertà: per il Santo di Assisi, “Madonna Povertà” non è una privazione forzata o un pauperismo ideologico, ma uno spazio di libertà. Francesco si svuota delle cose per riempirsi di Dio. Nella nostra società, che spesso misura il valore delle persone in base a ciò che possiedono o producono, la povertà francescana ci sfida a ritrovare l’essenziale. Essere poveri nello spirito oggi significa non lasciarsi schiavizzare dalle cose, imparare la gratitudine e fare spazio all’altro, scoprendo che la vera ricchezza abita nelle relazioni e nel dono di sé.

La terza via è la preghiera: quella di Francesco non è una pratica devozionale distaccata dalla realtà, ma un respiro vitale. Le biografie dicono che lui «non era tanto un uomo che pregava, quanto un uomo fatto preghiera». Nella preghiera Francesco trova la forza di abbracciare il lebbroso e di farsi costruttore di pace. Per noi, ritagliare spazi di silenzio e di dialogo con il Signore diventa l’unico modo per non essere travolti dalla frenesia quotidiana, mantenendo lo sguardo lucido e il cuore aperto. Francesco, l’uomo nuovo, ci ricorda che la santità non è un ideale irraggiungibile per pochi eletti, ma la fioritura di ogni esistenza che si lascia guidare dal Vangelo. Camminare sulle sue orme significa credere che la felicità non sta nel ripiegarsi su sé stessi, ma nello spendersi per amore, certi che il Padre non ci lascia mai soli.