Che cosa fa di noi una Comunità?

È trascorsa una settimana dalla Solennità di Pentecoste, giorno di Festa per la nostra Comunità Pastorale e parecchie domande sono affiorate in me in questi giorni. Alcune risposte le ho trovate rileggendo l’omelia che don Giulio Zanotto ha fatto in occasione della Festa della Comunità di Salzano, ve la propongo perché credo possa aiutarci nel cammino a cui ciascuno di noi è chiamato. “La Festa della Comunità è un bel momento per ritrovarsi, per stare insieme nella gratuità, per ripensare la nostra Comunità cristiana. Confesso che in questi giorni mi sono chiesto che senso ha fare la festa della Comunità… C’è ancora una Comunità? oppure siamo una semplice somma di individualità (persone e gruppi) che sono vicine, ma che fanno fatica a camminare insieme, a condividere qualcosa di profondo? Quando c’è una proposta di riflessione, di preghiera, di fraternità, chi di fatto si sente coinvolto? Questo era un problema presente già ai tempi di Gesù e della prima comunità cristiana. Credo si riferisse a questo Gesù, quando raccontò la parabola delle nozze dove gli invitati a uno a uno si scusano dicendo: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro ancora: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Credo che queste domande sul nostro essere Comunità siano domande scomode, ma legittime. Allora, che cosa fa di noi una Comunità? Innanzitutto la promessa di Gesù: “Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. La presenza di Gesù, la nostra relazione personale e comunitaria con lui, fa di noi una Comunità. Non è la nostra simpatia reciproca, non sono le nostre qualità, la comunione dei nostri interessi, l’avere un obiettivo comune come fare del bene, non sono neppure le nostre gloriose tradizioni e il nostro essere influenti sulle opinioni generali… è Gesù che fa di noi una Comunità. Ripartiamo da Gesù, ripartiamo dal centro, dal cuore. Non pensiamo che stare con Gesù sia tempo perso, sia inutile, sia insignificante. Fa di noi una Comunità la missione che Gesù ci ha affidato: evangelizzare, battezzare, insegnare ad amare. È stupefacente questo: la Comunità a cui Gesù affida la “sua” missione è un gruppo sgangherato di persone dubbiose e paurose radicalmente imperfette. A queste persone Gesù affida un compito immane e, accogliendo e vivendo questa missione, quel gruppo di persone diventa Comunità. Non aspettano di essere perfetti per mettersi in gioco, ma mettendosi in gioco – coscienti delle proprie incoerenze, debolezze e peccati, scoprono che Gesù li accompagna, dà loro forza, li rende veri. La nostra Comunità avrà sempre un fratello giovane, ribelle che se ne andrà lontano da casa e avrà sempre un fratello maggiore sempre imbronciato, che non si sente abbastanza valorizzato e con testardaggine rimarrà fuori… ma è a questa nostra Comunità che oggi Gesù affida la sua missione e, vivendo in qualche modo questa missione, noi costruiamo il nostro essere Comunità. Siamo Comunità non stando tra di noi, non serrando le fila perché siamo sempre meno, più deboli e più fragili, ma siamo Comunità abitando il mondo, uscendo dal recinto e giocandoci là dove c’è l’umanità. Nel mondo la Comunità vive e incontra il Signore e nel Gesù incontrato nel fratello e nella sorella si verifica e si sperimenta la Verità della Parola e dell’Eucarestia. Forse per costruire la Comunità c’è un atteggiamento di fondo necessario che dobbiamo maturare: la gratuità. Costruire la Comunità per qualche interesse, anche un nobile interesse, porterà la Comunità ad esaurire la sua fecondità e capacità generativa. Abbiamo bisogno di gratuità nel nostro stare con il Signore, abbiamo bisogno di gratuità nel nostro essere a servizio degli altri, abbiamo bisogno di gratuità nel nostro stare insieme per costruire fraternità.”

Riflettendoci, è proprio ciò che S. Francesco ha vissuto insieme ai suoi frati ed è per questo che la Chiesa ci invita a guardare a lui in questo Anno Giubilare a lui dedicato.