Cenni storici di Magnago dal 1346 al 1753

di Antonio

Magnago veniva già citato 926 anni fa.

“3 novembre 1100
Gotofredo, del fu Pietro di Magnago, con la moglie Domenica e i fratelli di questa Giovanni e Adelasia, del fu Domenico di Arconate, abitanti a Padregnano, di legge longobarda, vendono al monastero di S. Nicolao e Benigno del Padregnano otto vigne e undici campi al prezzo di duecento buoni denari d’argento”. 

Questo documento, conservato nell’Archivio di Stato di Torino, introduce nella nostra storia Magnago che sicuramente esisteva mille anni fa.

Il Monastero dei Santi Nicolao e Benigno di Padregnano è stato un antico e importante complesso religioso benedettino, situato nel comune di Robecchetto ed era una dipendenza dell’Abbazia di Fruttuosa, sorta nel XII secolo sulle rovine di un antico oratorio. Oggi dell’antico monastero è rimasta la Chiesa di San Nicola, le cui strutture attuali risalgono in gran parte al XII secolo. La chiesa si trova in Strada Comunale Padregnana ed è attualmente un luogo di proprietà privata, in condizioni di degrado. All’interno conserva tuttora affreschi settecenteschi tra i quali una raffigurazione di San Nicola.

La Chiesa di San Nicola oggi (FAI)

Magnago nel XIV secolo

Negli “Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano fatti nel 1346” Magnago, chiamato “el locho de Magnago”, è incluso nella pieve di Dairago e viene elencato tra i luoghi ai quali spetta la manutenzione della “strata da Sancto Petro a l’Olmo”. La strada citata indica un percorso che attraversava il contado milanese a nord-ovest di Milano. Il nome fa riferimento alla località di San Pietro all’Olmo, situata lungo l’antica direttrice stradale tra Milano e Novara.

Anche Bienate viene citato come “el locho de Bianà”. Anch’esso è incluso nella pieve di Dairago e tra le località cui spetta la manutenzione della “strata”. (Compartizione delle fagie, 1346).

La cosiddetta Compartizione delle fagie è il documento che riporta gli “Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano” che stabiliva gli obblighi di manutenzione e il loro contributo per le località milanesi in base alla appartenenza a una data Pieve. Il termine “fagie” probabilmente si riferisce alle “fasce”, cioè le sezioni del territorio.

Magnago 1538 – 1753

Nel 1538 Magnago, come tutta la pieve di Dairago, fu acquistata da Castellano Maggi, il quale ottenne la “jurisdittione della Plebe di Dairagho et altri loci subbietti a detta plebe”.

Nei registri degli estimi (registri scritti) del Ducato di Milano del 1558, e nei successivi aggiornamenti del XVII secolo, Magnago risulta ancora compreso nella medesima pieve. (Estimo di Carlo V, Ducato di Milano).

Dalle risposte date ai “45 quesiti” della giunta del Censimento del 1751 emerge che l’apparato amministrativo del comune di Magnago, che allora contava circa 580 anime, era costituito dall’Assemblea dei Capi di Casa (Capifamiglia) della comunità, detto “Convocato”. Essa veniva riunita in piazza dal Console una volta all’anno in occasione del rinnovo delle cariche comunitarie a cui faceva riscontro un consiglio particolare, detto Ordinario, composto da un console e due sindaci incaricati dell’amministrazione e della “vigilanza sopra la giustizia dei pubblici riparti”. (Il riparto è un’antica formula fiscale della Lombardia dei secoli XVI-XVIII, che indicava la verifica sulla equità nella divisione delle spese di una comunità).

L’elezione dei tre ufficiali suddetti, le cui cariche avevano durata annuale, e l’adempimento delle mansioni loro attribuite erano strettamente vincolati al consenso del Feudatario “anche come primo estimato della comunità”. Allo scadere di ogni anno, infatti, il Console ed i sindaci uscenti proponevano al Feudatario una rosa di dodici candidati, il quale dopo averne scelti sei, “mutando anche quelli che riconosce insufficienti”, in piazza, alla presenza di tutto il popolo, ne estraeva “uno alla sorte per via dei biglietti” e lo nominava Console, confermando poi Sindaco il console uscente ed eleggendo infine il secondo Sindaco tra i cinque candidati rimasti. Un Cancelliere, residente nel vicino comune di Castano, ed un Esattore, scelto con asta pubblica, completavano l’apparato amministrativo. Al Cancelliere la Comunità delegava la compilazione e la ripartizione dei carichi fiscali e la custodia dei libri dei riparti e delle altre scritture; all’Esattore affidava tutte le operazioni per la riscossione dei suddetti riparti.
(Risposte ai “45 quesiti”, 1751; cart. 3072).

A metà del XVIII secolo il comune, infeudato dal 1538 “sotto il titolo di feudo di Dairago” e Rinfeudato dalla Regia Camera nel 1652, era assistito da un Podestà Feudale, al quale la Comunità corrispondeva un modico onorario per “l’assistenza ai riparti”, ed era sottoposto alla giurisdizione del Vicario del Seprio “per le ragioni del maggiore estimato”. Il Console, tutore dell’ordine pubblico, era tenuto a prestare ogni anno il giuramento tanto alla Banca Feudale del Podestà quanto a quella regia di Gallarate, sede del Vicario del Seprio.

Mappa con le parrocchie della Pieve di Dairago nel 1753 (Archivio Storico Diocesano, Milano)
  • Dajrago
  • Castano
  • Borsano
  • Buscate
  • Biennate
  • Robechetto
  • Arconate
  • Malvaglio
  • Busto Garolfo
  • Turbigo
  • Inveruno
  • Castelletto
  • Magnago
  • Sant’Antonino
  • Vanzaghello
  • Nossate