San Francesco, il Serafino e le stimmate

Per preparare questo articolo ho letto e ascoltato alcuni scritti e conferenze della medievalista Chiara Frugoni.

San Francesco ogni anno si ritira sul Monte della Verna con frate Leone, dalla festa dell’Assunzione fino alla festa di san Michele. Leone racconterà che nel 1224, mentre Francesco sta pregando, appare un Serafino che consola il santo, nel pieno della sua crisi spirituale. Non dice che è stato lui ad imprimere i segni che Francesco terrà nascosti, benché i frati più vicini scorgano a volte il sangue sulla tunica. Il Serafino fa parte della schiera angelica più vicina all’ardente amore di Dio: le sue sei ali, due verso l’alto, due aperte e due che coprono il corpo, sono quindi rosse.

Francesco muore nel 1226 e, osservando il cadavere, tutti i frati s’accorgono delle stimmate: un miracolo inaudito!

Tommaso da Celano nella biografia del 1229 dice che al santo appare un uomo, quasi un Serafino con sei ali, con le mani e i piedi confitti a una croce. Insiste sul fatto che i segni neri su Francesco sono chiodi di carne e non nomina la ferita sul costato per evitare l’ardita similitudine con Cristo.

Anche le rappresentazioni del miracolo seguono questa narrazione: spesso manca la croce, i raggi dorati indicano il colloquio, le stimmate sono nere o appena alluse. Descrivono il Serafino che consola Francesco più che la trasmissione fisica delle piaghe.

Anche Papa Gregorio IX tace sulle stimmate; eppure, un miracolo di tale portata avrebbe sostenuto i motivi di una canonizzazione così veloce. Successivamente difese questo privilegio di Francesco in alcune bolle papali.

Giovanni nel suo Vangelo racconta che i soldati spezzarono le gambe ai ladroni, ma non a Gesù, vedendo che era già morto; però uno di loro lo colpì con la lancia al fianco da cui uscì sangue e acqua. Ciò avvenne perché si compissero le Scritture: «Non gli sarà spezzato alcun osso» e «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

Bonaventura da Bagnoregio nella biografia del 1263 racconta che il Serafino s’avvicina e tra le ali appare Gesù crocifisso e che poi, sparendo, imprime nella carne del santo i segni della Passione rendendo esplicita la conformazione di Francesco a Cristo.

Giotto e poi altri pittori dipingono il Serafino con le ali più basse in modo che sia visibile la piaga del costato e collegano coi raggi le piaghe del Crocifisso al corpo del santo.

Nell’affresco che si trova nella chiesa di Santa Maria di Magnago, nella lunetta dell’altare a sinistra, vediamo da un lato Leone che legge e dall’altro Francesco che riceve le stimmate dal Serafino, che si trova al centro: mancano le ali orizzontali sostituite dai bracci della croce. Ci sono i raggi che uniscono i segni della Passione. Le tuniche non sono del colore consueto: probabilmente il colore originale è virato in giallo. Il prato e il ruscello danno un senso di pace nonostante il prodigio che viene descritto: ormai Francesco è immagine di Cristo e quindi oggetto di venerazione e non più un modello pienamente imitabile.