Il tema che lega gli articoli del numero di questo mese è quello della Santità, ma cosa significa essere Santi oggi? Mi ha da sempre colpito la frase di don Bosco “La santità non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel fare straordinariamente bene le cose ordinarie.” Questo significa che la Santità non è questione per pochi eletti, ma che, al contrario, ciascuno di noi è chiamato, in qualche modo, ad essere Santo. Questo è possibile e me ne rendo conto se guardo all’infinita schiera di santi contemporanei che la Chiesa ha proclamato in questi anni. Uno di questi è Padre Pino Puglisi, 3P come lo chiamavano gli amici, parroco a Brancaccio, un quartiere di Palermo, ed ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 nel giorno del suo compleanno, perché educando i ragazzi secondo il vangelo, li sottraeva dalla strada e quindi dalle mani della malavita. Per aiutarci a capire cos’è la santità vi propongo alcuni stralci della lettera che Alessandro D’Avenia, suo studente ed Amico, ha scritto e dedicato a Don Pino il 25 maggio 2013 in occasione della sua beatificazione e pubblicata su Avvenire il giorno seguente.
“Caro 3P, ti hanno fatto beato, anzi no, ti hanno proclamato beato, perché beato già lo sei. “Santo”: ti rendi conto? Quando qualcuno ti diceva provocatoriamente «monsignore», tu rispondevi con una colorita espressione palermitana: «A tto’ patri», «A tuo padre». Così, dalle nostre parti, si rimanda al mittente un’offesa. Non ti piaceva quell’epiteto, perché non facevi il sacerdote per acquisire cariche, ma per portare carichi, per servire. Eppure ora te lo posso dire: sei santo.Il Padre nostro è veramente l’unico a essere santo e noi siamo solo dei poveracci vestiti da re dal più grande stilista, che se veste così l’erba del campo figuriamoci l’uomo. Camminiamo per strada con le nostre debolezze, stanchezze, paure e dubbi, eppure siamo santi: per immagine e somiglianza, per grazia e vocazione. Noi cristiani di oggi non ci crediamo più. Pensiamo che i santi siano solo quelli dei santini. Invece i santi sono carne, ossa e fuoco. Io ho avuto la fortuna di conoscerne di persona due fatti di questi materiali: Giovanni Paolo II e te.Lui era un gigante, e del gigante aveva la voce cavernosa; tu eri piccolo e avevi la voce tenue. Non vi assomigliavate affatto, eppure siete beati entrambi. Come tutti, per vocazione, ma voi più di tutti, per la risposta piena a quella chiamata, a quella grazia che è Fuoco.Averti conosciuto mette la santità a portata di mano e di memoria. Eri nei corridoi della mia scuola e facevi lezione, e bene. Eri un santo e nessuno lo sapeva, perché eri troppo ordinario. Eppure avevi gli effetti sismici del santo: eri l’epicentro silenzioso di terremoti. Non si poteva rimanere indifferenti. Davi fuoco alle braci, i santi sono questo: fuoco che fa ardere le braci dell’anima, spesso sopite sotto la cenere della comodità, della noia e dell’incredulità. Causavi terremoti di libertà: finché non la tocchi la libertà, te ne stai comodo e annoiato con la tua vita piccola, riempita di cose che si rompono. Da salotto. Il salotto è il contrario del santo. E infatti tu il salotto neanche ce l’avevi. Il tuo salotto era la strada, a Brancaccio, dove i ragazzi disfacevano le loro vite tra violenza, droga, ignoranza, prostituzione, spaccio e pizzo. Tu li prendevi uno a uno e, tra un calcio al pallone e uno nel sedere, raccontavi loro che erano santi pure loro, perché figli e figlie del Padre e non del padrino.E alcuni uscivano dall’inferno perché credevano a te e a come li guardavi, con le pupille di Dio. Ti credevano perché un santo è uno che ama e perdona come ama e perdona Cristo, e non ha tempo per sé come Cristo, come quel poster che avevi in casa, un orologio senza lancette con su scritto: tutto il tempo è per Cristo. Un santo, infatti, ama e perdona come Cristo e non ha tempo per sé. Il tuo salotto erano anche le classi in cui hai insegnato fino alla fine. Sapevi che per cambiare Palermo bisognava cambiare i ragazzi. E loro cambiavano perché eri santo e martire: vedevano come parlavi, sorridevi, raccontavi la Bibbia, celebravi la Messa e la Confessione. Eri santo perché maneggiavi con cura le cose sante di Dio: uomini, donne e sacramenti.Eri ordinario, come Cristo tra i suoi. Eppure chi ti passava accanto si sentiva più libero, mai giudicato, sempre atteso e spinto a dare il meglio. Ora sei beato, caro 3P, e la santità è qualcosa di più abbordabile, quasi tascabile. È alla portata di chi non si chiude nel salotto, ma fa della strada il suo salotto.E la strada è lì dove Dio ci chiama: in ufficio, a scuola, al supermercato, tra i fornelli, dietro un computer, al mare o in montagna. Questo ti chiedo di ricordarci: che tutti siamo santi lì dove siamo, se non ci chiudiamo all’unica Beatitudine, mentre cerchiamo quella con la minuscola, che, appena afferrata, è già perduta. La Beatitudine continua e infrangibile è invece lì, a portata di mano. Così eri tu, per me. Così sei tu, adesso, per tutti. Grazie, caro amico e padre, martire dell’ordinario amore straordinario di Dio.”

