C’è speranza per i Cristiani in Medio Oriente?

di Silvia

Il prossimo 1 Gennaio 2025 celebreremo la Giornata Mondiale della pace, alla luce degli attuali avvenimenti in Siria, per meglio comprendere la situazione, abbiamo chiesto ad Hani nostro amico e parrocchiano di raccontarci la sua storia, attraverso una testimonianza di speranza e di cambiamento.

“Sono nato in un villaggio cristiano, Al Ghassaniah, in una regione a nord-ovest della Siria, al confine con la Turchia. All’età di 19 anni ci siamo trasferiti ad Aleppo dove io e i miei fratelli abbiamo continuato gli studi universitari. Ero molto legato e coinvolto nella vita della mia parrocchia che per noi giovani era luogo di incontro e di svago. era tutto; Inoltre ero diventato direttore del coro della chiesa di S. Francesco.

Durante le vacanze tornavamo al nostro paese natale. Nel 2012 dei gruppi jihadisti hanno invaso i territori a nord della Siria occupandone le abitazioni. Dopo lo scoppio della guerra non mi è stato più possibile tornare al mio paese natale; nello stesso anno anche ad Aleppo sono iniziati i combattimenti. 

Per me sono stati giorni molto difficili per i continui bombardamenti poco distanti da noi. 

Nonostante questa situazione tutti noi cercavamo di fare una vita normale ed io sono riuscito a continuare e terminare gli studi laureandomi all’Università di Aleppo. Il mio desiderio era quello, anche se a malincuore, di lasciare la Siria per ricostruirmi il più possibile una vita normale. Le mie preghiere sono state esaudite e il mio destino ha voluto che il 16/09/2015 una famiglia di Bienate mi accogliesse nella loro casa. Mi hanno ospitato per quattro anni accompagnandomi nella conoscenza della lingua e della vostra cultura e mi hanno aiutato a trovare un’occupazione che mi permettesse di vivere autonomamente. Io mi sento un “salvato” e sono infinitamente grato a loro che hanno voluto darmi questa possibilità. 

In questi anni sono sempre rimasto in contatto con amici e parenti rimasti in Siria che mi parlano tuttora di una situazione molto drammatica e difficile, “non vediamo la luce nel tunnel”.

L’8 dicembre 2024 un segnale di svolta, la caduta del governo. Tutto il popolo Siriano, compresi i cristiani, ha accolto con gioia la notizia della caduta della dittatura.

Ora c’è la speranza in un cambiamento anche se non si può nascondere la paura perché gli stessi jihadisti sono quelli che hanno fatto cadere il governo e vincere questa guerra dopo più di 13 anni. C’è anche molta confusione perché le loro promesse non sono chiare e non sono ancora state stabilite delle regole precise.

In questa fase i cristiani hanno ricevuto tante promesse dal nuovo governo ma non possono nascondere la paura perché non è possibile esercitare pienamente la propria libertà.

La Siria è come un grande mosaico: una terra ricca di cultura, storia, etnie, religioni … e nessun tassello può essere tolto, sostituito o mancare.

Il desiderio dei cristiani in Siria è che ci sia un governo laico dove tutti possano vivere professando la propria fede in piena libertà, senza nessuna imposizione o costrizione.

I cristiani non vogliono rimanere una minoranza, ma una parte attiva della nuova Siria. 

In questo momento storico abbiamo bisogno anche delle vostre preghiere ed è per questo che, unendomi all’accorato appello del Papa e della Chiesa, vi chiedo di pregare per noi affinché possiamo vivere liberi ed uniti nella Pace.”